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Gli album metal più venduti del 2016, La Madonna Di Mezzastrada, I dischi in uscita nel 2017: SAY10, Tool? SOAD?





Recensione di Crono - La Madonna Di Mezzastrada


I "La Madonna Di Mezzastrada" sono un gruppo Prog/Post/Indie Rock di Perugia ed il 10 Gennaio è uscito il loro cd "Crono". La band è uno spartiacque tra il prog rock d'autore e l'indie rock dei ggggiovani d'oggi e potrebbe accontentare sia gli ascoltatori più elitari del post e progressive rock che accettano compromessi in quanto a semplicità, sia gli ascoltatori dell'indie rock che hanno la pazienza di ascoltare qualcosa oltre le solite canzoni radiofoniche. La band mostra di aver arrangiato il cd e di averci lavorato molto andando a toccare e smussare molti angoli delle canzoni che se pur sono mediamente lunghe non fanno pesare le loro progressioni. Buono anche il grado di cura nell'impatto generale del suono e nella regia dei vari delay, fade out ecc che donano quel tocco psicheledico che non guasta mai. (La recensione approfondita la trovate nel podcast)



Gli album più venduti nel 2016 nell'industria Heavy Metal


Le prime 10 posizioni le trovate nel podcast!

(..)

Deftones, Gore (Reprise)
133,000 sold 

Skillet, Unleashed (Atlantic)
123,500 sold 

Volbeat, Seal the Deal & Lets Boogie (Republic)123,000 sold 

AC/DC, Back in Black (Columbia)
117,000 sold 

Guns N’ Roses, Appetite For Destruction (Interscope/Geffen)
115,000 sold 

Nirvana, Nevermind (Interscope/DGC)
114,000 sold 

Trans-Siberian Orchestra, The Ghosts of Christmas Eve (Atlantic)
113,000 sold 

Shinedown, Threat to Survival (Atlantic)
110,000 sold 

Pierce the Veil, Misadventures (Fearless)
105,000 sold 

Metallica, Kill ’em All (Blackened Recordings)
104,000 sold 

A Day To Remember, Bad Vibrations (ADTR)
102,000 sold 

Korn, The Serenity of Suffering (Roadrunner)
100,000 sold

Fonti: Metalsucks e Metal Injection

In Flames - Battles

Band: In Flames
Album: Battles
Etichetta: Nuclear Blast
Genere: Alternative Metal
Anno: 2016
Paese: Svezia
Consigliate: Le prime 4
Sentenza: The End

Quella degli In Flames è una delle debacle più terribili della storia dell'Heavy Metal. Paragonabile al periodo Load-Reload dei Metallica, il periodo Goth dei Kreator od il periodo Nu Metal dei Machine Head.
L'ultimo buon album che hanno fatto secondo me è "A Sense of Purpose" da li in poi poco o nulla è salvabile. La band ha perso il suo main songwriter ed è evidente che ogni canzone senza Stromblad sia un tentare di ricopiare l'estro geniale del chitarrista svedese. Si tratta di fotocopiare il passato e male cercando di modernizzare la band per rimanere a galla.

Stromblad non si sarebbe mai vestito così da hipster

Quello che ne esce è un ibrido pericolosamente in bilico tra l'heavy e l'indie rock con suonini e synth, cori da stadio stile BMTH e riff in drop. Troppo pesante per il mainstream, troppo leggero per i metallari, come detto già nelle recensioni di Siren Charms e Sounds... il progetto degli In Flames di andare a trovare nuovi fans nel mondo del metal "alternativo" è a mio modo di vedere un fallimento epocale.
Fuori la loro madre patria i numeri sono diventati sempre più piccoli tanto che in certe zone di Europa non tornano da ere geologiche. L'appeal Swedish Death è completamente sparito e se almeno la versione metalcore di A Sense... aveva un senso (AH AH AH) questi ultimi tre cd ibridi di alternative metal, indie rock, swedish metal ecc sono una delle cose di peggior gusto che abbia mai sentito. Friden stesso non è in grado di reggere certi toni ed è diventato come Oliver Sykes un vocalist dietro una console, praticamente tutti i ritornelli buli di questo cd sono fatti di cori di bambini o altri cori campionati, lui si limita a cantare qualche strofa ma nulla più.


Il contenuto dei riff è pressochè nullo, si arriva alla fine dell'album senza ricordare UN SOLO passaggio di chitarra, a volte servono proprio campioni di synth e batterie elettroniche per costruire le strofe tale è la mancanza di idee nelle partiture di chitarre. E' vero che ci sono diversi bei ritornelli ma come ho detto non mi sento di attribuirli alla farina del loro sacco. Saranno gusti miei personali ma non riesco ad empatizzare con questi ultimi cd, mi sanno di finto, mi sanno di lisciatori di mele, di chi cerca disperatamente di tenersi a galla avendo finito le idee da un bel pezzo. Non c'è quella scintilla che li ha fatti amare e di quegli In Flames che molti hanno amato non è rimasto praticamente nulla. Unica nota positiva secondo me è che Battles è almeno meglio di Siren Charms. Siren Charms è proprio brutto. PENZOLA (cit). Questo cd può piacere ma dipende da quanto siete inclini a voler sentire metal "mainstream", non vi frega dei riff, di sentire gli In Flames originali o di sentire campionature ovunque. Perchè si, secondo me, come il cd prima, questo disco glie lo ha riarrangiato qualche smanettone per renderlo più radio-friendly possibile partendo da idee loro. Purtroppo al contrario di un cd che ha subito lo stesso processo (Sempiternal) le idee da cui partiva questo disco non erano eccezionali.

Ma che cazzo ho ascoltato?

Riff-a-Mania: 50%
Personalità: 21%
Produzione: 80%

Totale: 5/10

Metallica - Hardwired...To Self-Destruct

Band: Metallica
Album: Hardwired...To Self Destruct
Etichetta: Blackened Recordings
Genere: Thrash Metal, Heavy Metal
Anno: 2016
Paese: USA
Consigliate. Dream No More, Atlas, Rise!, Halo On Fire
Sentenza: Non dovevano offendere i Mayhemmmm !!11!11

8 anni fa ero un pargoletto che andava al negozio vicino casa a farsi rapinare volontariamente 21 euro con Death Magnetic. Oggi sono un giovincello che si è sentito tutto il cd su YT con video annessi, ascoltato più volte l'album in modo pirata con l'Iphone ed è qui per tirare le somme. HTSD è il miglior, strettamente metal, album che i 'Tallica abbiano tirato fuori dal Black Album e non ci piove. Potrete amare od odiare questo cd ma i fatti sono questi. Death Magnetic in quella sua brodaia immensa di autoplagi non l'ho mai e sottolineo mai finito di ascoltare tutto d'un fiato, simbolo di quanto facessero pena certe composizioni, arrangiamenti, produzione, tutto. In questo album almeno ci sono canzoni originali ed una buona produzione.

Me, dopo aver ascoltato mezz'ora di Death Magnetic

Io sono quasi rimasto allibito dalla grande quantità di giudizi affrettati protratti dalla gente perchè ha ascoltato rapidamente qualche traccia ed allora deve smerdare i metallica perchè altrimenti non è TRVE. A me questa gente fa un po' ridere, cazzi loro. Io mi sono tuffato dentro questo cd e lo sto ascoltando a rotazione riuscendo a dare una chance anche a quei brani che a primo impatto mi sembravano più deboli come Here Comes Revenge e Manunkind. Di ascolto in ascolto tutte le tracce crescono, tutte le singole fottute tracce crescono e mi piacciono sempre più, non è un cd così diretto come si potesse pensare e sparsi per il cd ci stanno dei veri e propri tocchi di classe che potrebbero passare inosservati. Potrebbe passare inosservato anche qualche dato macroscopico come il fatto che su 12 tracce 10 hanno un cazzo di ritornello che funziona ed entra in testa. I Metallica che non imbroccavano un ritornello da quello di St.Anger qui ne mettono in fila ben DIECI. Questo non può essere un dato sottovalutato ed io al mio numero di ascolti attuale mi ritrovo a canticchiare moltissime delle tracce di questo album. Un altro dato più che positivo è che la durata media dei brani è scesa a ben 6 minuti, 1 minuto in meno rispetto Death Magnetic, e questa durata a volte risulta contestualizzata (sopratutto nel primo disco) e pertinente, non una serie di riffacci messi in fila per fare numero e spessore. Di gran gusto secondo me è tutta la parte centrale di Atlas, Rise! dopo il secondo ritornello, dall'assolo agli intrecci di chitarra, una cosa che mancava veramente da una vita sentire certi scambi tra Hetfield ed Hammett!

Ogni americano dopo le elezioni presidenziali

La produzione è sicuramente la migliore che hanno avuto dai tempi di Garage Inc. dove ogni strumento ha il suo spazio, la batteria suona decentemente, le chitarre non sono zanzarose (aggiungo che secondo me sono state registrate in diretta senza re-amp) e gli arpeggini puliti sono tutti estremamente caldi e coinvolgenti e non suonano come un piano distorto, a differenza di un certo album. L'impatto generale è un suono bello corposo che valorizza i riff più lenti e granitici, magari è un po' incasinato quando si va su riff in sedecisemi ma non mi pare la fine del mondo.


Passando alle note dolenti è facile dire che alcuni riff di questo album siano decisamente troppo scolastici. Duole ammettere che alcuni riff qua e la avrei potuto scriverli anche io, anzi, forse li ho scritto ma li ho scartati a 16 anni perchè troppo banali. Altre volte però non è da confondersi la semplicità con la banalità perchè molti riff di questo non sono cose impossibili da suonare, tutt'altro, ma la loro efficacia è suprema. I Metallica al contrario dei Megadeth hanno puntato su una semplicità coinvolgente dei loro riff, invece che cercare intrecci e cose tecniche hanno puntato sulla graniticità di essi, andando a lavorare molto sulle strutture e l'impalcatura delle canzoni che sui singoli passaggi. Gli stessi assoli di Hammett non sono fastidiosi ma centellinati e ben messi spesso arricchiscono le canzoni, se pur sempre a due modalità (Bluesy ed a cazzo di cane col wah) non si può disprezzare totalmente il lavoro del riccioluto chitarrista a differenza di Death Magnetic doveva aveva trasposto esercizi per le chitarra come assoli per l'album.



C'è poco spazio per fare I SUPER SIMPY e dire "i metallica col video BLEG MEDAL nnnnnooooo! Che aberrazione, ora Dead si rivolta nella tomba 666!!!1!!11!66" o altre amenità da puristi del cazzo quando avete anche voi almeno una volta nella vita ascoltato nell'ipod/mp3 una canzone dei Metallica ed apprezzato il suo contenuto. C'è poco da fare i saputelli ed i nostalgifag se non ci avete perso tempo dietro questo cd, se non avete avuto pazienza per capirlo e dargli una chance meglio tacere che fare la figura di chi si improvvisa in giudizi di qualcosa che non conosce. Per me chiunque si prodiga a sentirlo almeno 5-6 volte buone riesce a comprendere che qualcosa di buono c'è e che ci stanno diversi ritornelli efficaci, poi uno può ritenerlo sotto le aspettative o non di suo gradimento nei generi e stili che comprende visto che fa tremendamente l'occhiolino sia al periodo "first era" della band che al periodo dei 90's con diversi mid-tempos che ricalcano le vibrazioni sia del Black Album che di Load. Questo a mio modo di vedere è il primo cd dei Metallica dal Black Album fatto senza paletti per andarsi ad incanalare in uno o l'altro stile, senza fans service, questo è quello che secondo me avrebbero voluto veramente fare i Metallica dopo il Black Album.

Primo disco Riff-a-Mania: 84%
Secondo disco Riff-a-Mania: 69%
Personalità: 65%
Produzione: 85%

Totale: 7.6/10

Korn - The Serenity Of Suffering

Band: Korn
Album: The Serenity Of Suffering
Etichetta: Roadrunner Records
Genere: Nu Metal
Anno: 2016
Paese: USA
Consigliate: A Different World (feat. Corey Taylor), Take Me, Rotting In Vain, Baby
Sentenza: Rinascita

Ho preso del tempo per scrivere di questo cd. Andavano fatti numerosi ascolti per levare l'hype e capire cosa ci fosse oltre i singoli e se questi fossero "that damn good". La mia conclusione è che siamo difronte al miglior album dei Korn degli ultimi 10 anni se non più. Si, qualcosa è ripreso qua e la dalla loro discografia, qualche riff e break sa di già sentito ma il felling ed il mood dei brani è assolutamente più genuino di quello di "untitled" per dire, qui i due chitarristi storici della band si sono riuniti ed hanno pensato di fare una cosa vecchio stile con idee magari riciclate, magari scartate da altri brani, magari appicicando i riff con la colla ma il risultato è una tracklist poderosa che affievolisce di intensità andando avanti ma non si arena mai sotto la sufficienza, anche i brani più deboli sono forti di quei clichè tipici dei Korn che ho amato, e molti come me, che rendono le canzoni "cheap". Questo è intrattenimento "cheap", fatto in modo da colpire direttamente un certo pubblico, senza mezzi termini si guarda alla fanbase più solida della band e gli si dice che c'è ancora qualcosa per i loro palati. Tutti i ragazzi che hanno preso in pieno l'ondata Nu Metal e chi quelli degli anni 00's che hanno vissuto vedendo su MTV il video di Here To Stay o Twisted Transistor. I ritornelli sono TUTTI dannatamente ottimi, prendono molto dall'ultimo periodo della band ma si allacciano perfettamente con il sound old school, le ritmiche malate e sussurrate di Davis si intrinsecano con il growl e le aperutre più pop creando quel feeling veramente crossover di cui la band è alfiere. Se c'è una cosa che sono Korn è il fatto di essere sperimentatori, nel puro senso della parola, hanno abbattuto le barriere dei generi andando a toccare emisferi quasi del tutto opposti al metal, la capacità attrattiva in sede live e su cd di questa band non è mai svanita e qui risorge nella sua forma più primordiale. Magari è finita la cattiveria dei primi giorni è finita ma sono rimaste le cicatrici di un passato turbolento, meravigliosamente descritto su "Take Me" per dire, che riescono a tirar fuori ancora quello spirito dei Korn che abbiamo amato dove i problemi personali vengono comunicati in modo empatico all'ascoltatore che si immedesima, sopratutto se in piena adolescenza, con le turbolenze della vita di Davis e Co. Tra chi ha trovato Dio e chi ha trovato il suo "way of life", questa band dimostra che è possibile passare attraverso i peggiori incubi ed uscirne nuovi e più forti. Questo lavoro ha in se così tante belle storie che racchiudere il suo valore in una votazione non rende vera giustizia a quanto sia importante un disco che si intitola "La serenità della sofferenza".



Riff-a-Mania:90%
Personalità: 75%
Produzione: 87%

8.4/10

Car Bomb - Meta

Band: Car Bomb
Album: Meta
Etichetta: indipendente
Genere. Mathcore, Djent, Progressive Metal
Anno: 2016
Paese: USA
Consigliate: Black Blood, Gratitude, Sets, Cenopath
Sentenza: IN LEVARE IS THE NEW IN BATTER

Ascoltare i Car Bomb è un'esperienza che va fatta almeno una volta nella vita.
A primo impatto uno dice "Meshuggah", poi andando avanti ti accorgi che i Meshuggah sono stati superati.

Blast Beat: 
Car Bomb ✓ 
Meshuggah x
Clean Vocals:
Car Bomb ✓ 
Meshuggah x
Aperture melodiche:
Car Bomb ✓ 
Meshuggah x

"In levare is the new in battere" per questi ragazzi di NY ma nonostante questo riescono a mantenere il senso del groove per la maggior parte del tempo durante le canzoni ed anche le parti più storte e poliritmiche riescono ad avere un non so che di catchy. Il cd è studiato per essere  un pattern ritmico unico tra basso-chitarra-doppia cassa e quando necessario splittare per andare a creare melodie malatissime o assoli che sembrano un'esplosione di note improvvisa. Il concept del cd è alienante poichè ci si potrebbe aspettare una certa monotonia e staticità ma questa non si ritrova in modo così marcato come negli ultimi due album dei Meshuggah per dire. Sia la voce che la batteria riescono a concedere varietà al sound, la fase solista fornisce inoltre spunti funzionali anche sul piano ritmico non scindendosi mai completamente da questa parte, come se i soli fossero dei momenti in cui impazzisce il chitarrista. Il grosso però lo fa un cantante che se da un lato sembra essere un clone di Kidman dall'altro mostra di essere estremamente più versatile e capace su vari fronti. Lo stesso batterista non sarà Haake ma Cristo è estremamente vario e non si limita a mettere la doppia cassa in punti assurdi come è avvenuto negli ultimi due album. Io sento questo album come una boccata d'aria fresca nel Djent, finalmente coesistono sia le aperture melodiche dei Tesseract (Gratitude) che la distonia ritmica dei padri fondatori (Secrets Within) e si fa un passo avanti in entrambi i casi.
C'è, inoltre, un fattore nascosto nella meccanica del gruppo ed è la provenienza. Se sei di NY non puoi non essere influenzato da un certo tipo di Hardcore e secondo me questa influenza subliminale la si ritrova in maggior luogo nella voce ma anche un certo groovy più "slammeggiante" di alcune parti di chitarra che tendono a ricordare un po' quell'attitudine. Rispetto i cd precedenti la band ha cercato di rallentare i brani e di farli più ragionati aggiungendo gli spunti melodici ed inserendo tante piccole variazioni che rendono il sound di Meta estremamente più fruibile. Consiglio l'ascolto di "w^w^^w^w" (Si, questo è il nome del loro cd del 2012) nel quale la band portava all'esasperazione il mathcore combinandolo con elementi di varia natura.


Sostanzialmente "Meta" è il terzo passo nell'evoluzione del Djent, dopo il primo passo dei Meshuggah e l'evoluzione apportata da Periphery e Tesseract mi sento di giudicare i Car Bomb come l'ennesimo anello evolutivo che porta in sintesi il concetto espresso da entrambi i filoni in un nuovo combinato di follia ritmico-matematica (i concetti matematici in questo cd, dalla copertina alla musica è impossibile enumerarli tutti) e melodie orecchiabili. Un bipolarismo intrigante ed affascinante che apre ad un ampio spettro di possibilità per chi verrà dopo e magari non vorrà escludere ne uno ne l'altro versante. Finalmente provata la coabitazione di "old school" e "new school" i Car Bomb si mettono per quanto mi riguarda in cima alla catena evolutiva superando i Meshuggah, incapaci o non volenti di fare quel passo oltre ObZen che in questo cd è stato dimostrato si potesse fare. 

Riff-a-Mania: 97%
Personalità: 89%
Produzione: 92%

9.3/10

Testament - Brotherhood Of The Snake

Band: Testament
Album: Brotherhood Of The Snake
Genere: Thrash Metal
Etichetta: Nuclear Blast
Anno: 2016
Paese: USA
Consigliate: Seven Seals, Stonghold, Burn in A Rut
Sentenza: il miglior album dei Testament


Non ricordo a memoria un album thrash all killer no filler dai tempi di The Blackening (me ne vorranno i fan dei Vektor ma i loro cd non sono pieni di singoli anche se stupendi...). Questo Brotherhood Of The Snake inanella in modo inaspettato 10 canzoni, ognuna un inno, con un riff od un ritornello memorabile, tutto entra in testa al primo ascolto e si fossilizza con quelli successivi per marchiare indelebilmente la memoria di tutti i suoi ascoltatori. Un cd che fa da via di mezzo tra Dark Roots Of Earth e The Formation, prende quel pizzico di old school, prende le ballad, i mid tempo rocciosi ed unisce a questi il thrash funambolico dello strepitoso cd di comeback del gruppo americano.
Indicare una traccia mi pare del tutto superfluo ma è opportuno secondo me concentrarsi sul lavoro dei singoli membri.
Chuck Billy è immortale, non è una figura umana, come faccia a mantenere un tono sporco, ruvido ma quando serve melodico, così, alla sua età, è fottuta follia. La soluzione però ce l'ho e vale per la salute della band in generale, il fatto di fare un album ogni 4 anni e relativamente pochi tour ti porta ad avere una forma smagliante nei momenti caldi del lavoro e questo inoltre permette di conservarsi per un tempo più lungo. I Testament non campano di musica, od almeno gente come Skonick e Hoglan, non solo con loro. La band quando si presenta alla prova del nove è sempre in uno stato di forma smagliante, ricca di pezzi eccellenti collezionati in 4 anni di songwriting. Inutile o forse maggiormente doveroso sottolineare come Gene Hoglan sia un RE MEDAL (o Re Mida) e qualunque cosa tocchi diventi oro. Molto del lavoro nel groove e nella dinamica dei pezzi va dato allo storico batterista di Strapping Young Lad e Dark Angel che riesce come ai tempi di Mechanize dei Fear Factory a capire perfettamente i tempi ed il senso del groove di ogni pezzo mettendo quel pizzico di blast esattamente quando serve. Il lavoro tecnico delle due asce, infine, raggiunge secondo me l'apice della loro carriera. Tra riff intricatissimi e assoli funambolici la band si destreggia in tracce più classiche ed Heavy Metal come Seven Seals e Born In a Rut, due brani diversi ma colmi di un gusto per la melodia quasi magico. E' veramente assurdo riuscire a capire come possano essere arrivati a fare delle canzoni così belle e come Chuck Billy riesca a trovare metriche così efficaci. Il GUSTO per la bellezza e l'estetica, per la costruzione della tracklist, per i testi complottari ma rimati e ritmati in modo sublime, un artwork di grande impatto ed una delle migliori produzioni della storia dell'heavy metal ad opera di Andy Sneap (come al solito). Questo cd sparato su un impianto decente riesce a far emergere la botta di ogni strumento, la pulizia, la nitidezza  ed allo stesso tempo la potenza, la bellezza del suono in se. Attualmente va nella top 3 del 2016.


Riff-a-Mania: 93%
Personalità: 70%
Produzione: 97%
Totale: 8.7/10




Tutti I Colori Del Buio - Initiation Into Nothingness

Band: Tutti i Colori Del Buio
Album: Initiation Into Nothingness
Genere: Hardcore, Crust
Etichetta: Escape From Today, Bare Teeth Records, Bookhouse Records, Shove
Anno: 2016
Paese: Italia
Consigliate: More Than Sartre, Less Than Allin, Holiday In Mongolia, The Crab's Failure
Sentenza: La miglior cover band dei Litfiba

Bisogna accettare una verità: alcuni generi rendono più live che su disco. Il cd è una questione di feticismo ed affezione alla band, quando vuoi gasarti con certi riff, certe canzoni, ma il concetto vero del gruppo non è espresso dentro la riproduzione di mp3. Visti due volte live a Perugia posso assicurare che la loro musica prende un'altro significato, vuoi per la simpatia del cantante, vuoi perchè il casino che creano genera una unione tra il pubblico pogante, l'energia, l'empatia, non è una cosa che puoi mettere su un cd e questo è quello che manca essenzialmente. Le registrazioni non hanno i suoni migliori del mondo ma la ricerca di una produzione ottimale è fuorviante quando si ha la conoscenza che la vera "botta" c'è nel contesto del concerto. Per tutti i gruppi del genere è così, nessuno escluso, magari gente più navigata come Young And In The Way riescono a permettersi produzioni di buona qualità ma non è questo il concetto. Il concetto è che il "tupa" ed il "tupatu" devono invogliarti a venire live e fare a cazzotti con i presenti. Tutto il resto è fuffa.
Parlando del cd, i brani sono tutti molto brevi ma nella loro brevità riescono a trasmettere il concetto, non li vedo come furia fine a se stessa, o rapidità estetica perchè il genere impone brani brevi. Io capisco che la musica che vogliono scrivere è anticonvenzionale, deve essere nichilista, priva dei valori che di solito noi diamo ad essa quindi deve stravolgere le regole in coerenza con l'attitudine hardcore punk che c'è dietro il songwriting e questo è evidentissimo in ogni brano. Accordi aperti, rullante martellante, urla diaboliche e tu-pa velocissimi per generare moshpit, il messaggio del cd è quello di far venire gente ai concerti, un concetto totalmente dimenticato nell'era moderna e che non è rappresentabile in nessuna valutazione matematica. Impossibile valutare la band escludendo la dimensione live, quindi attenersi solo alle votazioni di uno scribacchino da quattro soldi come me è estremamente fuorviante.


Riff-a-mania: 75% 
Personalità: 65%
Qualità audio: 60%
Totale: 6.5/10


Meshuggah - The Violent Sleep Of Reason

Band: Meshuggah
Album: The Violent Sleep Of Reason
Genere: Djent
Etichetta: Nuclear Blast
Anno: 2016
Paese: Svezia
Consigliate: Clockworks, Our Rage Won't Die, MonstroCity
Sentenza: BASTA mid tempos

Non sono un fanboy dei Meshuggah e l'ultimo Koloss aveva decisamente scazzato 'lu cazz', quindi non troverete da me nessuna pietà perchè sono i Meshuggah.
The Violent Sleep Of Reason ha da subito un pregio rispetto l'ultima uscita degli svedesi: la produzione. Molto più "raw" ma almeno da quel minimo di realismo al suono che serve per non pensare di star a sentire macchine che riproducino musica. Le registrazioni in presa diretta si sentono nel bene e nel male. I piatti sono tutti veri, credo della batteria abbiano solo ritoccato la cassa. Gli strumenti sembrano registrati prima in clean e poi reampati. Onore al merito di una band che poteva tranquillamente fare un cd di scoregge e sarebbe stato osannato, invece c'hanno messo quel minimo di sforzo per dare ai fan un lavoro degno del nome
Non esente da certe criticità TVSOR è un album che si fa attendere, arriva trenta minuti in ritardo all'appuntamento ma quando arriva almeno è vestito bene. Durissimo da digerire come ogni lavoro della band ed inapprezzabile se non si boostano i bassi sulle casse dello stereo ma questo nuovo disco rappresenta secondo me uno standard che se mantenuto sino alla pensione permetterà al gruppo di non andare mai in rimessa.
Certo, 1 ora di mid tempos è da tagliarsi le vene e la staticità vocale di Kidman alla lunga ti fa venir voglia di picchiarlo però alcuni brani riescono a mettere sul piatto quel qualcosa in più che ti fa respirare. MonstroCity ha un riffettino in sedicesimi che spezza l'atmosfera di percussioni alla prima corda a cui la band ha oramai abituato. Clockwors ha un assolo figlio di una pizza ai funghi allucinogeni. Our Rage Won't Die resuscita un riffettino thrash niente male ed intrattiene. Ci sta qualcosa di buono ma credo sia riassumibile in 20 minuti di musica, 4 tracce, ecco. Il resto è per il Die-Hard fans che adorerebbero qualunque cosa facesse uscire la band, a prescindere.
La scelta delle registrazioni in presa diretta ha posto una sfida al gruppo che per fare tutto bene ha tirato un po' giù l'asticella della difficoltà e della velocità dei brani per favorire la complessità di essi nelle ripetizioni e negli accenti sempre storti e girati come un calzino. La nota più positiva seconda me è una ritrovata vena solista che dona al gruppo un po' di respiro dai movimenti ritmici serratissimi, i vari tapping uniti ad effetti mirati creano dei veri e propri trip mentali, "mind blowing" direbbero gli inglesi!
TVSOR non è un capolavoro, ne album terribile ma si sa difendere bene almeno.




Riff-a-Mania 63%
Personalità: 65%
Qualità Audio: 80%
Totale: 7/10

Oathbreaker - Rheia

Band: Oathbreaker
Album: Rheia
Genere: Post Metal, Black Metal, Post Black Metal
Etichetta. Deathwish inc.
Anno: 2016
Paese: Belgio
Consigliate: Needless in Your Skin, Second Son of R. Where I Live, Immortals
Sentenza: Deafheaven, suca!

Io mi sono profondamente innamorato della cant...cioè, volevo dire, della band con Eros|Anteros e l'attesa di questo cd è stata preceduta da una serie di singoli uno migliore dell'altro. Non mi resta che confermare quanto sentito in questi singoli di lancio perchè il cd è una bomba. Un recensore che definisce un disco "bomba" andrebbe censurato fino alla fine dei tempi ma io sono un recensore? La band fa un altro salto multiplo carpiato con avvitamento verso la perfezione, abbandona i ritmi hardcoreggiante e trattiene l'attitudine black metal con quella post metal per unire queste anime in un unicum indissolubile ed estremamente personale.



"I deafheaven coglione!"

Qualcuno sentenzierà. Beh, i Deafheavean possono solo baciare i piedi e leccare il suolo di dove passano i belgi. I Deafheaven non hanno dinamica, passano dal blast all'arpeggino e vanno o fortissimi o lentissimi, non hanno 1 solo riff (almeno nell'ultimo album) minimamente paragonabile in bellezza ad uno random di Rheia. Tutti gli arpeggi sono estremamente più interessanti su questo album che qualunque mai fatto sui quelli della band americana (sempre gli stessi giri in scale maggiori per dire "hey a noi piace il post rock e siamo fighi"). Il cantato è imparagonabile, mi astengo per non umiliare il singer americano. I Deafheaven se non avessero avuto quella copertina rosa nessuno se li sarebbe inculati così tanto, poi si, si vestono da hipster e facendo black metal diventano Hipster SUPREMI SSL4.


Gli Oathbreaker in questo album cambiano e si migliorano, abbandonando la sfera hardcore che ha decisamente rotto il cazzo unita al black metal, si concentrano sull'emozione e sulla dinamica dei pezzi che come un onda oscillano tra il furore ed il violento schianto del blast al leggero tumulto della fasi più post-oriented che come la risecca prima di uno tsunami sono solo presagio di sventura. La cantante riesce a stare in quella via di mezzo tra lo stonato-a-la-ozzy ed una interpretazione teatrale che fa sembrare tutto l'album cantato da una strega. Holy Shit! niente nella mia vita mi aveva mai fatto venire i brividi come la voce di questa ragazza. Questo cd in generale mi mette i brividi, mi crea delle emozioni, lo trovo emotivamente impattante, ti entra dentro, ti osserva e tira fuori il peggio da te. Quando un cd è registrato in modo emozionale, con delle idee, con la passione, la foga, un sentimento dietro, le note prendono altri significati poichè c'è una mano impercettibile che ridisegna il significato di esse. Come può la riproduzione di un codice dentro un pc racchiudere la passione e l'energia di chi ha creato quelle canzoni? Non lo so, ma gli Oathbreaker dimostrano sia possibile

Riff-a-Mania: 96%
Personalità: 85%
Qualità Audio: 83% 
Totale: 8.8/10

Opeth - Sorceress

Band: Opeth
Album: Sorceress
Genere: Progressive Rock, Symphonic Rock
Etichetta: Nuclear Blast
Anno: 2016
Paese: Svezia
Consigliate: Sorceress 2, The Wild Flowers, A Fleeting Grance
Sentenza: Umbria Jazz in waiting for you!


Sono anni che dico cagate e prendo per il culo ed ancora 6, 7, 8 anni dopo la gente non riconosce quando qualcuno scrive per prenderli in giro. Assurdo. Tutti con l'amo in bocca. O faccio estremamente bene il mio compito o voi siete particolarmente fessi.

Di Heritage ho apprezzato il "coraggio" ed almeno 3 canzoni che davano all'album il senso di riproporre live qualcosa di esso. Di Pale Communion ho apprezzato lo sforzo compositivo nel tentare di fare qualcosa di vagamente progressive metal. Sorceress invece è il puzzo di merda sotto i baffi di Akerfeldt.
Il genio svedese ha fatto diventare gli Opeth da "band culto" a "band che suona dentro i pub di Umbria Jazz" nel giro di pochissimi anni. Ha voluto abbandonare il growl che non riusciva a sostenere ed ha sterzato con questa scusa verso sonorità settantiane (AKA cover band di Camel, Caravan, Kansas ecc) dando agli Opeth una seconda vita. Seconda vita, si, ma io direi più una terza età visto che non è possibile che un gruppo che ha sempre guardato oltre lo specchio visivo del prog si ritrovi oggigiorno a vantarsi di aver usato l'hammond del 1969 od il piano con cui Freddy Mercury ha registrato Bohemian Rhapsody (Sti gran cazzi?)


Akerfeldt è l'amministratore segreto della pagina Prog Snob? Probabilmente si, un'altro suo impiego occulto potrebbero essere il cabarettista visto che in sede live si diverte a prendere per il culo tutti i suoi musicisti, e questo aggiunge peso alle mie speculazioni che il vero sogno di Akerfeldt sia quello di suonare un giorno nel sottoscala del Pellini per Umbria Jazz.
La sensazione che da questo album al primo impatto (ma anche successivamente...) è che si siano ritrovati un mese in sala con i pezzi di Mikael ed abbiano jammato un po' a cazzo e poi abbiano registrato tutto. Non trovo altre spiegazioni alla noia di alcuni brani ed alle continue ripetizioni di certe parti in modo ossessivo, a volte si prende un giro e lo si snocciola in diversi frammenti che poi diventano una canzone, scelta di gusto, per carità, ma la sensazione è che oltre al genio compositivo e creativo del baffuto svedese tutto il resto sia stato messo un po' così, pezzi di chitarra acustica, hammond, piccoli assoli, un po' a cazzo, random, casualmente la canzone ha un giro e sempre casualmente vengono aggiunte queste cose. Mentirei se vi dicessi che ho ascoltato questo album due volte per intero, attualmente solo una volta sono arrivato in fondo. Molti tentativi si sono spenti alla seconda canzone, altri hanno prediletto l'ascolto randomico dei pezzi. Uno dei cd più soporiferi che io abbia mai ascoltato, in confronto gli Explosion In The Sky sono i Motorhead. 
Il cd è lento, lentissimo. Vi ricordate il progetto con Steve Wilson? Ecco, questo cd non è tanto distante come concetto da quanto esposto dagli Storm Corrosion. Elitismo musicale all'ennesima potenza, e per me, questa musica, se la possono tenere per loro. Sparsi nel cd ci sono attimi di ottima musica ma sono pagliuzze in un oceano di Xanax, avessero arrangiato molti dei pezzi dandogli un verso avrei chiuso un occhio su molti passaggi "virtuosistici" ma l'impressione che da il cd è che ogni brano sia fine a se stesso, pure quei 2 brani che possono essere definiti tali (The Fleeting Grace e The Wild Flowers) o almeno, quei due che non sembrano usciti da una jam tra amiconi in uno studio nel Galles sembrano gli interludi che trovati nei cd di inizio 2000 tra un pezzo metal ed un'altro. Tutto l'album è un interludo. Sorceress è un apostrofo marrone tra le parole "rottura" e "di palle".



Trovate le differenze

Riff-a-Mania: 64%
Personalità: 21%
Qualità audio: 80%
Totale: 5.5/10

Neurosis - Fires Within Fires


Regalatemi un corso di dizione vi PREGO. E' un esperimento, farà un po' cagare, ho provato a fare una scaletta e registrare 15 audio, questo è il meglio, o almeno il meglio del peggio. Vorrei i vostri feedback sulla mia voce anti-radiofonica.

Infant Annihilator - The Elysian Grandeval Galèriarch

Artista: Infant Annihilator
Album: The Elysian Grandeval Galèriarch
Genere: Deathcore
Etichetta: Indipendente
Anno: 2016
Paese: Inghilterra
Consigliate: Blasphemian, Pell Of Innocent Flesh, Crucifilth
Sentenza: R.R. Martin è fiero degli Infant Annihilator

Io li conosco di persona, ho fatto l'Erasmus ad Hull, la loro città. Sono la prima persona che potrebbe essere di parte riguardo il lavoro di Eddie e soci, quindi le critiche che faccio sono a malincuore. Le perplessità riguardo questo album sono le stesse che riguardavano il primo. Se sul breve termine il cd è veramente valido ed estremamente galvanizzante, superati i 25 minuti la ripetitività della proposta inizia ad essere veramente troppo pesante, in tanti sensi. E' altrettanto vero quindi che preso ogni brano a se stante fuori dal contesto del cd esso risulta estremamente valido. Il fatto è che ogni brano è esplicativo della loro proposta musicale nella sua totalità e racchiude gli stessi elementi che racchiudono gli altri brani. I brani più lunghi se pur interessanti e magari giostrati su stacchi che spezzano il brano e danno respiro non riescono ad aggiungere nulla a quello che dicono canzoni che durano la metà. Sinceramente trovo solo sbagliato il formato, è vero che il gruppo ha un sacco di idee stupende ma questo non giustifica 50 minuti di musica che ricalca sempre gli stessi concetti. Altro lato secondo me estremamente negativo è il fatto di non aver volutamente equalizzare la batteria e dargli un senso di "veridicità". Senza velocity

TROPPI FEELS....

parzialmente integrata nel mix, trovo sia l'anello debole del sound degli Infant Annihilator . Lati positivi ne abbiamo? Eddie Pickard è uno dei pochi guitar-hero del Deathcore rimasti, i suoi riff sono veramente ottimi sia quando si deve rallentare che picchiare come un fabbro, senti sempre quel non so che di primi Suicide Silence, quell'alone veramente Death Metal che rende ancora più ignorante la proposta. Ha dimostrato poi su questo cd di avere una vera e propria personalità solista andando ad inanellare soli anche fuori dai soliti giri tipici del genere e se vogliamo il punto più forte del cd è proprio quello di avere queste derive non-deathcore specialmente nel lato solista che riescono a dare un tono particolare alle canzoni. C'è si un po' di effetto Black Tongue in certe parti più evocative ma non è una influenza così eccessivamente marcata. Gli Infant Annihilator  riescono a distaccarsi ed avere un proprio sound anche se capita si perdano su certi clichè, doveroso dirlo poichè non sono mai stati e mai saranno l'ennesimo gruppo deathcore. Se c'è una cosa che fa la differenza non è Aaron Kitcher ma Eddie Pickard, questo ragazzo è veramente un Dio del genere, ha una mente che arriva a pensare cose che il 99% della gente che fa questo genere nemmeno immaginerebbe tra zilioni di anni. Nota finale per il cantante che riesce a non essere un pugno nello stomaco quanto Matti Way ma ci si avvicina veramente molto, bravo uaione!
Tirando le somme questo The Elysian Grandeval Galèriarch è uno dei migliori cd del genere e basta, punto, finita la discussione. Poteva durare 10 minuti in meno? Si. Potevano curare più il mix ed i suoni? Si, Cristo, Si. E' meglio del precedente? Stiamo su un universo parallelo. Da fastidio percepire gli stessi errori del primo album anche se in minor gravità e non posso negarlo ma non posso nemmeno negare ci sia tanta qualità e quantità nel lavoro di questi ragazzi che si degnano di cagare fuori riff come quelli in Blasphemian e Pell Of Innocent Flesh (le migliori tracce dell'album).

Riff-a-Mania: 82%
Produzione: 45%
Personalità: 67%
Totale: 6.5/10

+ Ottima quantità di idee
+ Gusto per le melodie soliste
- Batteria non quantizzata
- Ripetitivo a lungo andare


L'estate underground di Underrated Albums

WARNING: mi hanno chiesto di recensire due cd underground e ritengo che per far conoscere le band sia più utile condividere uno spazio che dividerlo, e magari il titolo attira più persone. Il primo gruppo è Death metal, il secondo pure, andiamo con i primi arrivati a chiedere la recensione.



Artista: Inverted Matter
Album: The Age Of Harvest
Genere: Death Metal
Etichetta. Grindhouse Music
Anno: 2014
Paese: Italia
Sentenza: unisci i puntini e trova il nome

Per me fare questa recensione è difficile perchè starei ore solo a commentare questo logo 
Mi domando: Lo hanno trovato unendo i puntini?
Hanno lanciato dei mikado sul tavolo?
Perchè ha lo sfondo color carne?
Lo hanno fatto gli Alieni di Signs?
Sono due "T" o dei 7?
Freghi, è LEZZO, non si può guardare.


The Age Of Harvest è un cd Death Metal old school che prende a piene mani da Morbid Angel, Immolation e qualcosina dai Nile. Il riffing è una serie infinita di sedicesimi scanditi da ritmi incessanti di batteria che pestano su cassa e rullante in un vortice di blast beat quasi perenne. La cosa migliore dei brani è la brevità e la capacità di arrivare al punto in modo molto netto. Non ci stanno riff superflui e l'abilità dei chitarristi nel mettere gli assoli al punto giusto al momento giusto è notevole, non si dilungano mai troppo e risultano sempre perfettamente contestualizzati. Si vede che i ragazzi ci mettono amore e non lo fanno per "fashion". The Age Of Harvest se fosse stato registrato in qualche studio più prestigioso ed avesse avuto una cura nell'artwork e nel logo maggiore poteva sicuramente far gola a molte etichette importanti (tra quelle indipendenti). Spesso quello che frega è l'immagine sbagliata data al gruppo che mette le etichette in difficoltà. Quando il tuo prodotto non è niente di nuovo sotto la luce del sole seppur evidentemente valido quello su cui si deve puntare è una immagine ed un look personale che almeno distingua la band come membri ed immaginario dalle altre. Trovo ci sia una disparità enorme tra la cura nella musica e la cura nell'immagine di questo gruppo da lasciarmi quasi dispiaciuto. E' un album che consiglio di recuperare a coloro che masticano Death e sono italiani, giusto per compiacersi del fatto che magari rubiamo, evadiamo le tasse e mettiamo il pizzo sulle imprese però almeno il Death Metal lo facciamo bene. Un album facile da apprezzare per una certa nicchia di pubblico che adora certe sonorità specialmente se provenienti da antri sconosciuti del globo, il sottosuolo italiano è oramai pieno di band di questo genere ma fa sempre piacere ascoltare chi ci mette quel qualcosa in più per risaltare in mezzo alla massa. C'è da lavorare ma i mezzi e le capacità ci sono tutte.
PS: Passatemi anche il cd del 2016 quando esce

Riff-a-Mania: 75%
Personalità: 46%
Produzione: 63%
Totale: 6.2/10




Band: Gigantomachia
Album: EP S/T
Genere: Death Metal/Doom, Melodic Death
Etichetta: Indipendente
Anno: 2016
Paese: Italia
Sentenza: Il nome del gruppo è fighissimo

Sono di solito non accettare questo tipo di prodotti perchè c'è quasi troppo da parlare e spesso le critiche che rivolgo vengono prese come una cosa personale e la gente si lamenta, frigna, tocca litigare, mandare lettere di avvocati ecc. I Gigantomachia hanno debuttato con un EP nei freddi giorni dell'inverno 2016 e c'è ovviamente il beneficio della prima prova ma questo non mi deve addolcire perchè credo che uno migliori solo quando stimolato a farlo, se uno lodasse e basta, anche le cose mediocri, i gruppi non migliorerebbero, io personalmente adorerei se Andy Sneap distruggesse gli album della mia band e mi desse dei consigli, purtroppo non sono Andy Sneap ma spero vi sia di aiuto.
I brani hanno strutture troppo irregolari con riff che si ripetono in alcuni casi troppe volte, in altre troppo poco, a volte solo all'inizio e poi mai più. mancano ritornelli, mancano spesso uncini che catturino l'ascolto non che le canzoni finiscono senza vere "outro". Purtroppo a mio modo di vedere proprio i brani nella loro totalità non funzionano. Ci sono delle intuizioni più che altro, come l'inizio di Eye Of The Cyclops, quando si fa più presente la componente doomy, quando invece si va sull'acceleratore le cose mancano totalmente di mordente per diversi fattori. A: In primis i riff secondo me non hanno mordente e groove, ne melodie buone, gli armonici artificiali sono del tutto superflui per quello che vorrebbe fare il gruppo B: I suoni sono orribili, le parti soliste in particolar modo hanno veramente dei suoni freddi, plasticosi, senza delay, reverbero, anonimi. Non che le chitarre ritmiche godano di chissà quali suoni, sembrano presi da Garage Band. C: Sembra esserci una mancanza di tecnica/teorica di base nella sezione ritmica, la batteria così scritta strozza tutti i riff e non riesce ad enfatizzare nessuna parte, cerca inesorabilmente di seguire gli accenti delle chitarre ma esse non aiutano per niente a costruire il cosiddetto "muro di suono". Così il risultato finale sembra una serie di strumenti che sono stati messi insieme in una canzone ma che tra di loro non vorrebbero avere veramente a che fare. Gli assoli stessi alternano funambolismi da guitar hero a passaggi al limite dell'amatorialità.
La produzione in generale è sufficiente per chiarire cosa stanno facendo gli strumenti, mix e master, sono "okay" (voce decisamente troppo alta nel mix ma si può tranquillamente passarci sopra) ma i suoni in generale scelti sono veramente troppo, troppo homemade. Sembra di sentire un EP del 2006 e non del 2016. 
Il cantato non mi entusiasma ma nemmeno mi disgusta, c'è da migliorare nell'interpretazione dei brani ma capisco anche che senza ritornelli o con strutture regolari è difficilissimo lavorare.
In generale credo siano sbagliati anche le velocità dei brani, sono tutti mid tempo alla fine e se sei doomy o fai slow tempo o fai up-tempo con cavalcate o tupa-tupa per svegliare e dare la botta. Invece qua sono tutti mid tempo un po' noiosetti, abbastanza lenti da annoiare come troppo veloci da distruggere un po' il groove come sul riff iniziale di Taurus Head, provate a rallentarlo ed a pensarlo come lo farebbero i Morbid Angel di Domination. A mio modo di vedere dovrebbero sinceramente provare ad ascoltare band come i Be'Lakor (l'apice del death doom melodico) o l'estremo opposto i Disembowelment, i Vallenfyre per qualcosa di più "pestone" od in generale tutto il materiale old school dei Paradise Lost. Attualmente non riuscirei a trovare un genere ai Gigantomachia e non è uno di quei momenti che lo si dice per lodare il fatto di avere una personalità strabiliante.



E tutti dicono "eh ma è il primo EP", beh? Io sarò ridondante ma sentitevi il primo promo dei Bloodtruth o di decine di altre band che tentano "la scalata"come i Taste Hematic Chais o i Burn After Me, anche se siamo fuori genere. ci spendono i big money o imparano ad usare mezzi in modo professionale. Non si può arrivare nel 2016 e pensare che le cose fatte in modo sufficiente o mediocre vadino bene, non si può nemmeno aspettare che la gente ci passi sopra. La musica va curata, va studiata per capire "ma questo è veramente il meglio che posso fare? E se questo non è il meglio perchè lo pubblico?". Le uscite discografiche cristallizzano dei momenti delle band, come un articolo storico, ed in questo momento i Gigantomachia hanno cristallizzato una prima fase in cui non sono in grado di proporre un prodotto sufficiente, non per questo non lo produrranno mai, attualmente sono mancati mezzi e capacità di discernimento. Cosa che capita quasi ad ogni band al debutto discografico, tutti fanno errori, TUTTI, più o meno gravi, ho anche io un gruppo, so di cosa parlo, ma non per questo non vale la pena spendere tempo sui brani o cercare una personalità nei suoni. Prodotti così che non hanno nemmeno un nome  rischiano l'oblio al di la degli amici che ti comprano il cd, io ho dedotto sia un S/T, su Enciclopedia Metallum c'è scritto "EP", almeno nomenclare le proprie uscite...Sono piccoli ma gravi mancanze che distinguono un prodotto da "amatoriale" a "professionale".

Riff-a-Mania: 30%
Personalità: 49% (il nome è oggettivamente fighissimo e l'immaginario se sviluppato può essere interessante)
Produzione:37%
Totale: 3.8/10


Ade - Carthago Delenda Est

Band: Ade
Album:  Carthago Delenda Est
Genere. Symphonic Death Metal, Death Metal
Etichetta. Xtreem Music
Anno: 2016
Paese: Italia
Consigliate: Across the Wolf's Blood, Scipio Indomitus Victor, Carthago Delenda Est
Sentenza: Er Pupone è felice de voi!

Mai recensione fu più inutile. Il discorso è semplice, vi piace il Death Metal? Si-No.
Si: Vi piacerà quest'album
No: Può essere che FORSE non apprezzerete quest'album.
Fine.
Trovatemi un fan del Death Metal a cui non piacciono Behemoth, Nile, Kataklysm o i Fleshgod Apocalypse di Oracles. Dovrete trovare il più grande stronzo della storia dell'umanità che magari vive in una località della giungla indonesiana che conosce solo i Napalm Death. Gli Ade sono uno dei prospetti più interessanti del metal italiano e vanno sponsorizzati il più possibile. Il primo album era molto acerbo ed i suoni di Age Of Empire come colonna sonora non erano sicuramente un punto a favore. Finalmente si sono liberati di quei suoni terribili ed hanno aggiunto delle vere e proprie composizioni sinfoniche non rendono però la band "Symphonic". La forza del cd sta proprio in questo, nonostante l'uso di samples è presente in ogni traccia questo non ruba mai il ruolo di protagonista al riffing, sempre lucido e sul pezzo tra pinch e quartine frenetiche. Le asce degli Ade si scagliano sull'ascoltatore come quelle di un guerriero che senza pietà squarta corpi. Il cd inanella una serie di riff vincenti formando una streak che va dal primo all'ultimo secondo. L'ispirazione con il quale è stato composto questo album è lodevole e difficilmente negabile da chiunque. Se siete amanti del riffing Death di inizio anni 2000 avrete da che gioire. prendete Zos Kia Cultus e mixatelo insieme a Black Seeds Of Vengenace, ecco che il risultato si avvicinerà a Carthago Delenda Est come sonorità.
Stiamo parlando di un capolavoro del metal moderno? Se fosse arrivato 10 anni fa si. Purtroppo non è il primo gruppo con queste idee, questo sound e questi concept.




(RECUPERATO QUESTO CAZZO DI CD)


E forse pure voi che leggete potete trovare almeno un paio di gruppi "Roman Death Metal", questo di per se non è un difetto ma certo viene a meno il fattore "stupore". E' anche vero che è quasi impossibile stupirsi nel metal oggigiorno o sentire qualcosa di mai sentito, ma è anche vero che occorre avere una propria personalità per non cadere nell'anonimato. Gli Ade hanno le loro armi e le sanno usare, certo dovranno trovare ancora qualche stratagemma in più per non venir etichettati come l'ennesima band death metal con i suoni orientali che parla dell'antica Roma. La qualità dei brani è altissima ed hanno a volte più di un uncino a canzone, il cd rimane in testa subito, dal primo ascolto. Alcuni cori sono veramente ben fatti e tantissime parti incitano l'"OI!" live. L'energia sprigionata dai ragazzi romani ha pochi eguali nel mondo freddo e distaccato del Death moderno e sono curioso di sapere sino a dove si spingeranno e dove la bilancia penderà, se sul groove o sulla tecnica nel prossimo capitolo. Nota finale per una produzione che se pur patinata e quasi plasticosa a volte riesce a dare la sensazione della "pacca" che si avvertirebbe live. L'equilibrio raggiunto in questo cd tra "far sentire bene ogni strumento" e "rendere i suoni più naturali possibili" è più che buono sopratutto nel contesto underground. Rare volte ho sentito una via di mezzo tra i suoni old school e quelli più moderni così ben fatta.
Attualmente il miglior cd metal italiano uscito nel 2016 e questo è tutto un dire (strano che sia death metal).

Il riff a 3:43 di Across the Wolf's Blood è chiaramente un tributo a 


PS: Forse alcune persone noteranno che la band marca molto spesso i suoi passaggi in breakdown e potrebbe farli, per sbaglio, finire in calderoni che non gli appartengono. I riff spezzettati degli Ade sono i VERI breakdown, cioè dei riff spezzati nella ritmica e non un semplice movimento ritmico delle corde a-melodico. I breakdown degli Ade sono veri riff ed hanno delle melodie che servono da base per gli assoli e le parti orchestrali e questi stronzi qua, senza ovviamente volerlo, potrebbero insegnare scuola-di-breakdown a tutti i fighettini Deathcore che si divertono con gli zeri.

PPS: MAMMA MIA CHE LEZZO IL LOGO DELLA BAND.

Riff-a-mania: 85%
Personalità: 69%
Produzione: 70%
Totale: 7.5/10




Periphery - Periphery 3: Select Difficulty

Band: Periphery
Album:Periphery III: Select Difficulty
Genere: Djent, Progressive Metal
Etichetta: Sumerian Records, Century Media
Anno: 2016
Paese: USA
Consigliate: Absolomb, Marigold, Flatline
Sentenza: Il troppo stroppa

I Periphery sono attesi alla prova del 9 da 3-4 anni. Il primo album ha fatto il botto nella community metal mondiale lanciando il fenomeno Djent nel suo livello 2.0 post Meshuggah. Il secondo cd ha azzerato la concorrenza e con canzoni come Scarlet hanno dimostrato di avere l'orecchio fino per le belle melodie mentre in altre canzoni come Ragnarok dimostravano di essere musicisti ben oltre la media. Il terzo doppio album è stato per me un gran flop, una rottura di palle multidimensionale, miliardi di filler, pochi brani ricordabili. Il punto ora è netto, i Periphery vogliono fare il salto di qualità?

Vi faccio un esempio pratico: I Mastodon sono passati in 4 album da Remission a Crack The Sky, ovvero un universo di differenza, maturità, arrangiamento, gusto per le melodie, il top, l'apice della discografia ed in tutto ci hanno messo 8 anni.
I Periphery in 7 anni circa dal 2010 al 2016 hanno fatto uscire 5 album e 2 EP cambiando la loro proposta praticamente soltanto da Periphery I a Periphery II.

Il salto di qualità che ho sempre aspettato non mi pare sia avvenuto nemmeno a questo giro nonostante si possa considerare questo PRPRY III il loro miglior album. Cosa è che manca? Manca una vera sterzata verso nuove sonorità ed una maggiore accessibilità. La band di Bulb e company sembra incagliata nella nicchia progressive-Djent e non riesce ad uscirne. I Periphery avrebbero le capacità di essere nella top 10 delle band metal mondiali ma ancora sono molto distanti da quel traguardo. Perchè? Perchè ancora una volta fanno più del dovuto, 1 ora di musica che è tutto meno che digeribile ed accessibile ai più. L'album si apre con le due canzoni meno efficaci di tutto l'album e già questo è un male, le canzoni sono pesanti, grezze, violente ed in netto contrasto con i toni futuri dell'album, perchè tenerle? Non potevano aprire con Marigold?
Anche molte canzoni che potrebbe essere veramente dei trapani nel cervello si allungano e si mescolano per arrivare a durare quasi 7 minuti se non oltre. Remain Indors se fosse durata 2 minuti meno e fosse stata concepita come un singolo e non un mid tempo proggy sarebbe stata dentro le chart di billboard ma messa così nemmeno lontanamente si avvicinerà a tale risultato. Lo stesso posso dire per Flatline e Absolomb (che poteva essere tranquillamente la nuova Jetpack Was Yes se non durasse 4 anni) o Line-Stepper, canzoni meravigliose per chi come noi è avvezzo al genere e gradisce anche un minimo di complicanza in più ma immaginatevi se avessero eliminato le parti in growl e le parti più ruvide ed alleggerito al struttura dando risalto ai cori ed ai riff più melodici, Questo cd poteva entrare e sfondare l'universo metal, dagli heavy metallers ai metalcorers. Invece che provare ad entrare nei cuori dei fan Dream Theater potrebbero provare ad entrare nei cuori di tutti gli amanti di certe sonorità heavy ed anche di chi magari cerca cose più rockeggianti. Io vedo nei Periphery un progetto incompiuto che si automasturba nel creare composizione barocche di indubbio valore artistico ma che rischiano di essere apprezzate da pochi eletti. In me c'è un pizzico di delusione perchè ancora una volta manca quel quid che rende un album il "Black Album" di una band, Quello che spacca le classifiche e ti manda in un'altro livello fuori dal sottobosco del "vivacchiamento". Che ne possiate dire o meno i Periphery vivono nell'underground del metal mainstream affacciandosi da un oblò al vero mondo dei "Big Money". Quello che devono togliere sono tutti quei growl inutili, breakdown senza anima e parti tecniche che appesantiscono le canzoni senza donargli nulla in più.

L'album in se è eccezionale e probabilmente il miglior prodotto del genere da PRPRY II quindi possiamo ancora gioire e portare speranze verso la band di Bulb. Sicuramente sarà nelle chart finali di tutti gli amanti del metal più gagliardo e verrà consumato nei lettori musicali di tutto il mondo. Spero veramente che questo capitolo dia lo slancio al gruppo di buttarsi in una rivoluzione sonora per portarli all'apice del mainstream e del successo, Se lo meritano e possono farlo. Dobbiamo tifare per loro, possono veramente diventare i nuovi alfieri del genere a livello globale come lo furono in passato SOAD e Slipknot.

Riff-a-Mania: 91%
Personalità: 70% (In relazione alla mancanza di evoluzione del sound e dal fatto che in certi momenti ammiccano molto a quello che fanno altre band che vanno di moda)
Produzione 88%

8.3/10



Despised Icon - Beast

Band: Despised Icon
Album: Beast
Genere: Deathcore, Hardcore, Death Metal
Etichetta: Nuclear Blast
Anno: 2016
Paese: Quebec (Canada)
Consigliate: Inner Demons, Time Bomb, Beast
Sentenza: Gotta Slam'em All

"Io ho un sogno" - "Avere un sogno"
Non ho mai creduto potessi ascoltare un altro cd dei Despised Icon. Sono arrivato a loro tardi che avevano già dato tutto quello che potevano dare ed insieme ai miei amici della zona ne andavamo matti. Erano gli anni del Deathcore, dal 2008 al 2011 nel quale uscirono tutti i capolavori del genere. Ritengo che post-2011 i cd Deathcore che meritino la sufficienza si possano contare con le dita di una mano, vuoi anche perchè il genere è involuto in una spirale di breakdown-breakdown-piri piri-breakdown, vuoi perchè nessuno dei grandi capostipiti ad esclusione dei Suicide Silence è riuscito a portare avanti il genere e la bandiera.
Beast non doveva esistere, si sono riuniti per qualche festival, poi però la voglia di suonare è stata tanta e si vede che avevano qualcos'altro da dire. La curiosità era tantissima perchè i singoli di lancio erano un "Five Knukle Shuffles" (una delle mosse finali di John Cena) dritto nella tempia ed una delusione mi avrebbe portato in uno stato catatonico. Dio****, però, sono i Despised Icon, mica i Chelsea Grin, questa è roba seria e la delusione non c'è, solo immensa gratitudine. Il cd è facilmente inquadrabile, circa mezz'ora di duro Hardcore-Death Metal, ZERO PIRI PIRI a differenza degli ultimi 2 cd. SOLO breakdown e pezzacci alla Hatebreed e riffoni groovy Death Metal che pescano un po' dai Obituary un po' dal sottosuolo scandinavo di fine anni 90. Il cd nella sua brevità è iper-catchy, tutti i brani entrano diritti in mente con i propri breakdown e cori nel giro di due ascolti. Forse mai come ora il cd è pieno di Breakdown e riffoni Hardcore con powerchords aperti o le cavalcate tipiche del genere, cosa che poteva benissimo stuccarmi e farmi andare sulle palle alcune canzoni, invece è tutto così contestualizzato e ben amalgamato, quel 50-50 Death Metal-Hardcore che i fan di uno e l'altro genere possono apprezzare senza apprezzare uno di essi. La forza dei Despised Icon è sempre stata l'essere inter-genere, non distinguibili e classificabili nell'universo Deathcore, non li puoi mettere nel Death Metal, non li puoi mettere nel Metalcore ma si sono creati un proprio micro-universo dove questi generi coesistono senza prevalere l'uno sull'altro.
In questo Beast troverete trai migliori breakdown mai scritti, trai migliori riff Death scandinavi mai scritti, trai migliori riff slam mai scritti, un universo di cori e ritornelli che trapanano il cervello. Un concentrato di quello che il gruppo è senza inutili orpelli che abbellivano ma appesantivano l'ultimo Day Of Mouring. Forse meno brillante di Ills Of Modern Man nel quale ogni componente del loro sound arrivava all'apice naturale facendo diventare quel cd l'Apex Predator del Deathcore. 
Beast è esattamente in mezzo tra DoM e TIOMM e riprende la legacy di una delle band storiche del panorama metal mondiale andando ad unificare due culture distanti ma sempre legate dal filo comune dell'underground. 
Gotta Slam'em All.

Riff-a-Mania: 95%
Personalità: 85%
Produzione: 90%
Totale: 9/10



Deceptionist - Initializing Irreversible Process

Band: Deceptionist
Album: Initializing Irreversible Process
Genere. Brutal Death Metal, Industrial
Etichetta: Unique Leader Records
Anno: 2016
Paese: Italia
Consigliate: Industrivolutionaction,  Irreversible Process,  Operator Nr 3
Sentenza: C'è Will Smith su questo film?


L'Italia è ultima nelle classifiche OCSE di qualsiasi cosa, dalla spesa del PIL per l'istruzione alla costruzione di materassini per Chihuahua. La corruzione dilaga, lo stato è assente, la mafia si è ramificata con i suoi tentacoli fino al Nord, disoccupazione giovanile alle stelle, imprenditori che si suicidano. Uno scenario apocalittico in tutto, tranne che in una piccola minuscola realtà: il brutal death metal.  E' veramente assurdo constatare come sempre più in Italia si scriva l'avanguardia del genere, mi permettano gli americani che credono che rendere semplicemente il genere meno comprensibile sia scrivere cose "d'avanguardia", ma essere avanguardisti significa guardare al proprio passato riuscendo ad andare avanti e gente come Bloodtruth, Fleshgod Apocalypse e Deceptionist lo stanno facendo aggiungendo piccole o grandi cose che mettono il punto esclamativo sulla rispettiva proposta. I Bloodtruth hanno i canti gregoriani, i FA un'intera orchestra e i Deceptionist una forte influenza industrial. Sono cazzate, cose minimali, idee che semplicemente ti vengono quando vuoi metterci te stesso nella musica e non fare la cover band con le "tue canzoni" che in realtà sono di altri. Allora tutti i passaggi "parlati", spezzoni di film, synth e suonini alla Fear Factory come se non ci fosse domani diventano la forza di una band che non può scindere la sua identità da certi trademarks. Un lavoro veramente pregevole che fa staccare la spina dal solito tritello informe e deforme, c'è spazio per respirare e sentire qualcosa di più aperto che il classico cd Brutal Death serratissimo nel quale distingui a malapena i riff.

"E pensare che potevo far parte di questo cd invece che di quel film di merda..."

Questo *prende un bel respiro* Initializing Irreversible Process è un cd che si ascolta tutto d'un fiato senza problemi, con le canzoni che hanno i propri uncini, a volte creati con gli inserti industrial, a volte con riff, o parti di riff, che si ripetono all'interno della canzone. Ogni tanto c'è qualche strizzatona d'occhio ai Fear Factory degli esordi ed è una cosa ottima, positivissima, includere e non escludere influenze nel proprio songwriting riuscendo a contestualizzare tutto è quello che rende un cd superiore. C'è anche un certo ammiccamento a quel brutal più technical death-oriented con un basso più in primo piano e riff più incentrati in scalette funamboliche che se pur brevi sono molto incisive. Ho adorato vedere espresse dalla copertina, ai suoni, al titolo delle canzoni un'idea di genere che non richiamasse squartamenti del cazzo, mostri dell'universo Lovecraftiano od altre minchiate stra-abusate.
E' così cari amici che si studia un cd, trasmettere su musica, in forma visiva e testuale le tue idee. C'è chi fa male e parzialmente una o massimo due di queste cose, raramente ho visto in questo genere trasmettere qualcosa che non sia la classica broda riscaldata nelle tre forme sopracitate.

Johnny Depp non è felice di far parte della copertina dei Deceptionist

Quando hai un genere così chiuso e schiavo dei propri stereotipi è difficile slegarsi dal proprio contesto narrativo ma quando lo fai vedi un'orizzonte di possibilità che prima non eri capace di vedere. Solo il coraggio di uscire dal seminato come hanno fatto questi ragazzi Roma è qualcosa che il 95% delle band brutal non fa mai nella propria carriera. Sentendo questo cd ho l'impressione di poter ascoltare un secondo cd di questi ragazzi potendomi aspettare passi in avanti e non la stessa identica cosa fatta e strafatta e riproposta cambiando l'ordine degli addendi ma mantenendo inalterato il risultato (a.k.a. la discografia di quasi ogni gruppo brutal). Sinceramente l'unica cosa che manca a questo cd album sono dei veri propri ritornelli o cori che si stampino in fronte e possano coinvolgere il pubblico in pieno Behemoth-Style. Il che non significa fare citazioni alla band polacca ma sfruttare il fattore di successo di essa (mettere dei ritornelli decenti nel death metal).
Non è un capitolo autoconclusivo di una serie di tot mila episodi che iniziano tutti in modo diverso ma finiscono tutti allo stesso modo, a questo giro c'è "speranza" e posso dire con assoluta certezza che è uno dei pochi cd che inizia bene e finisce benissimo, le ultime quattro tracce sono le migliori, quindi si è anche motivati ad ascoltare l'album dal primo all'ultimo secondo.
+ Deceptionist - Pathology

Riff-a-mania: 80%
Personalità: 75%
Qualità audio: 80%
Totale: 7.8/10


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