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Suicide Silence: recensione del nuovo cd e considerazioni infelici...


Niente podcast, ed è meglio così, almeno non dovrete sentire il mio accento perugino.
Io sono sinceramente affranto da questo nuovo album, sapete, non è come quando senti il nuovo cd infame di qualche band rinomata, qui c'è amarezza. Pure i Die Hard Fans scrivono sulla loro pagina che vorrebbero apprezzare questo album, non sono hater, ma l'album fa proprio cagare. Badate bene, non è una questione di cambio di stile, non è colpa di Hermida o della produzione, qui si parte dalla base. Qui si parte dalle idee. Riciclate per lo più e quelle che danno uno spunto positivo non sono veramente lavorate, c'è troppa, troppa citazione verso i Korn, Slipknot ed i Deftones, sia nella struttura delle canzoni che nelle varie parti singole degli strumenti. Io non ci sento i Suicide Silence, non ce li sento, sento una band che vorrebbe inglobare quelle persone che negli anni 90 ascoltavano Nu Metal, alternative metal ecc e che ora sono più che trentenni, fallendo clamorosamente. Prima di parlare dei problemi tecnici qui c'è da parlare del fatto che è difficile trovare una canzone valida in questo album, la migliore secondo me rimane Doris. Non mi sento di salvare a pieno nessuna canzone, persino Illud dei Morbid Angel aveva quelle 4 canzoni Death Metal cazzute per le quali l'album aveva un senso, pure St.Anger aveva la title track che nella versione tagliata per il video ha la sua spinta. Io non so come sia stato possibile concepire un album così e poi mandarlo in distribuzione, pure per Nuclear Blast! Pensate che poi la label ripunterà così sulla band? Pensate che gli daranno gli stessi soldi per fare l'album e li ponzeranno come hanno fatto negli scorsi anni? La band ha fatto più di un passo indietro ed ora per recuperare la vecchia posizione conquistata dovranno fare il doppio della fatica anche perchè c'è un effetto retroattivo in questi album così deludenti. Quando andranno a proporre nuovi album ci sarà sempre lo spettro di questo fallimento e quindi anche la gente che magari non li segue ma potrebbe interessarsi finisce per evitare di dare un occhio o dargli fiducia cosìcchè pure i potenziali fan futuri, con un lavoro del genere, se ne vanno.

Upgrade di Doris

Il danno che ha causato questo cd alla band è simile ai cd citati sopra ma la posizione dei Suicide Silence è ben più in bilico. Se i Metallica potrebbero permettersi di non fare più cd da qui in avanti ed i Morbid Angel campare di rendita la band californiana vive in un limbo pericolosissimo. Se ci immaginassimo una piramide dell'heavy metal potremmo trovare nell'apice band come Metallica, Slipknot, Rammestein ecc ed i Suicide Silence nel perfetto mezzo di questa piramide come "star power". Fare qualche passo indietro significa rischiare di non guadagnarci più con la musica e quindi perdere il lavoro, capite la gravità? Comprendente che qui il problema è serio? Io sono sinceramente dispiaciuto perchè li ho visti live, mi piacciono, ho apprezzato molto Black Crown ma qui non c'è nulla che va. Troppo simili ad altre band, privi di una vera identità. Manca un lavoro di songwriting e l'impressione che ho di questo cd è che suoni più come un demo che come un lavoro finito, puzza di jam in studio registrata e poi mandata alla Nuclear per fargli sentire un po' come sarà il cd.

L'entusiasmo della gente...

Le chitarre più volte coprono i ritornelli di Hermida, sono impastate, caotiche, scoreggione. La batteria è vero che ha pacca, dinamica ed è realistica, per carità ma il mix che è stato fatto globalmente non aiuta a far uscire fuori i muscoli della band. Il cambio di stile di per se non è un problema od un dato negativo o positivo, prende attributi di questo tipo quando dati alla mano hai visto che con questo cambio ha perso qualche fan e non ne hai guadagnato nessuno. Questo è il sintomo del fallimento. Io mi auguro sinceramente che tornino tra massimo 2 anni con un nuovo album se pur su questa linea con delle idee valide e non riciclate da altre band.



Riff-a-Mania: 30%
Personalità: 10%
Produzione: 35%
Totale: 2.7/10

In Flames - Battles

Band: In Flames
Album: Battles
Etichetta: Nuclear Blast
Genere: Alternative Metal
Anno: 2016
Paese: Svezia
Consigliate: Le prime 4
Sentenza: The End

Quella degli In Flames è una delle debacle più terribili della storia dell'Heavy Metal. Paragonabile al periodo Load-Reload dei Metallica, il periodo Goth dei Kreator od il periodo Nu Metal dei Machine Head.
L'ultimo buon album che hanno fatto secondo me è "A Sense of Purpose" da li in poi poco o nulla è salvabile. La band ha perso il suo main songwriter ed è evidente che ogni canzone senza Stromblad sia un tentare di ricopiare l'estro geniale del chitarrista svedese. Si tratta di fotocopiare il passato e male cercando di modernizzare la band per rimanere a galla.

Stromblad non si sarebbe mai vestito così da hipster

Quello che ne esce è un ibrido pericolosamente in bilico tra l'heavy e l'indie rock con suonini e synth, cori da stadio stile BMTH e riff in drop. Troppo pesante per il mainstream, troppo leggero per i metallari, come detto già nelle recensioni di Siren Charms e Sounds... il progetto degli In Flames di andare a trovare nuovi fans nel mondo del metal "alternativo" è a mio modo di vedere un fallimento epocale.
Fuori la loro madre patria i numeri sono diventati sempre più piccoli tanto che in certe zone di Europa non tornano da ere geologiche. L'appeal Swedish Death è completamente sparito e se almeno la versione metalcore di A Sense... aveva un senso (AH AH AH) questi ultimi tre cd ibridi di alternative metal, indie rock, swedish metal ecc sono una delle cose di peggior gusto che abbia mai sentito. Friden stesso non è in grado di reggere certi toni ed è diventato come Oliver Sykes un vocalist dietro una console, praticamente tutti i ritornelli buli di questo cd sono fatti di cori di bambini o altri cori campionati, lui si limita a cantare qualche strofa ma nulla più.


Il contenuto dei riff è pressochè nullo, si arriva alla fine dell'album senza ricordare UN SOLO passaggio di chitarra, a volte servono proprio campioni di synth e batterie elettroniche per costruire le strofe tale è la mancanza di idee nelle partiture di chitarre. E' vero che ci sono diversi bei ritornelli ma come ho detto non mi sento di attribuirli alla farina del loro sacco. Saranno gusti miei personali ma non riesco ad empatizzare con questi ultimi cd, mi sanno di finto, mi sanno di lisciatori di mele, di chi cerca disperatamente di tenersi a galla avendo finito le idee da un bel pezzo. Non c'è quella scintilla che li ha fatti amare e di quegli In Flames che molti hanno amato non è rimasto praticamente nulla. Unica nota positiva secondo me è che Battles è almeno meglio di Siren Charms. Siren Charms è proprio brutto. PENZOLA (cit). Questo cd può piacere ma dipende da quanto siete inclini a voler sentire metal "mainstream", non vi frega dei riff, di sentire gli In Flames originali o di sentire campionature ovunque. Perchè si, secondo me, come il cd prima, questo disco glie lo ha riarrangiato qualche smanettone per renderlo più radio-friendly possibile partendo da idee loro. Purtroppo al contrario di un cd che ha subito lo stesso processo (Sempiternal) le idee da cui partiva questo disco non erano eccezionali.

Ma che cazzo ho ascoltato?

Riff-a-Mania: 50%
Personalità: 21%
Produzione: 80%

Totale: 5/10

Testament - Brotherhood Of The Snake

Band: Testament
Album: Brotherhood Of The Snake
Genere: Thrash Metal
Etichetta: Nuclear Blast
Anno: 2016
Paese: USA
Consigliate: Seven Seals, Stonghold, Burn in A Rut
Sentenza: il miglior album dei Testament


Non ricordo a memoria un album thrash all killer no filler dai tempi di The Blackening (me ne vorranno i fan dei Vektor ma i loro cd non sono pieni di singoli anche se stupendi...). Questo Brotherhood Of The Snake inanella in modo inaspettato 10 canzoni, ognuna un inno, con un riff od un ritornello memorabile, tutto entra in testa al primo ascolto e si fossilizza con quelli successivi per marchiare indelebilmente la memoria di tutti i suoi ascoltatori. Un cd che fa da via di mezzo tra Dark Roots Of Earth e The Formation, prende quel pizzico di old school, prende le ballad, i mid tempo rocciosi ed unisce a questi il thrash funambolico dello strepitoso cd di comeback del gruppo americano.
Indicare una traccia mi pare del tutto superfluo ma è opportuno secondo me concentrarsi sul lavoro dei singoli membri.
Chuck Billy è immortale, non è una figura umana, come faccia a mantenere un tono sporco, ruvido ma quando serve melodico, così, alla sua età, è fottuta follia. La soluzione però ce l'ho e vale per la salute della band in generale, il fatto di fare un album ogni 4 anni e relativamente pochi tour ti porta ad avere una forma smagliante nei momenti caldi del lavoro e questo inoltre permette di conservarsi per un tempo più lungo. I Testament non campano di musica, od almeno gente come Skonick e Hoglan, non solo con loro. La band quando si presenta alla prova del nove è sempre in uno stato di forma smagliante, ricca di pezzi eccellenti collezionati in 4 anni di songwriting. Inutile o forse maggiormente doveroso sottolineare come Gene Hoglan sia un RE MEDAL (o Re Mida) e qualunque cosa tocchi diventi oro. Molto del lavoro nel groove e nella dinamica dei pezzi va dato allo storico batterista di Strapping Young Lad e Dark Angel che riesce come ai tempi di Mechanize dei Fear Factory a capire perfettamente i tempi ed il senso del groove di ogni pezzo mettendo quel pizzico di blast esattamente quando serve. Il lavoro tecnico delle due asce, infine, raggiunge secondo me l'apice della loro carriera. Tra riff intricatissimi e assoli funambolici la band si destreggia in tracce più classiche ed Heavy Metal come Seven Seals e Born In a Rut, due brani diversi ma colmi di un gusto per la melodia quasi magico. E' veramente assurdo riuscire a capire come possano essere arrivati a fare delle canzoni così belle e come Chuck Billy riesca a trovare metriche così efficaci. Il GUSTO per la bellezza e l'estetica, per la costruzione della tracklist, per i testi complottari ma rimati e ritmati in modo sublime, un artwork di grande impatto ed una delle migliori produzioni della storia dell'heavy metal ad opera di Andy Sneap (come al solito). Questo cd sparato su un impianto decente riesce a far emergere la botta di ogni strumento, la pulizia, la nitidezza  ed allo stesso tempo la potenza, la bellezza del suono in se. Attualmente va nella top 3 del 2016.


Riff-a-Mania: 93%
Personalità: 70%
Produzione: 97%
Totale: 8.7/10




Meshuggah - The Violent Sleep Of Reason

Band: Meshuggah
Album: The Violent Sleep Of Reason
Genere: Djent
Etichetta: Nuclear Blast
Anno: 2016
Paese: Svezia
Consigliate: Clockworks, Our Rage Won't Die, MonstroCity
Sentenza: BASTA mid tempos

Non sono un fanboy dei Meshuggah e l'ultimo Koloss aveva decisamente scazzato 'lu cazz', quindi non troverete da me nessuna pietà perchè sono i Meshuggah.
The Violent Sleep Of Reason ha da subito un pregio rispetto l'ultima uscita degli svedesi: la produzione. Molto più "raw" ma almeno da quel minimo di realismo al suono che serve per non pensare di star a sentire macchine che riproducino musica. Le registrazioni in presa diretta si sentono nel bene e nel male. I piatti sono tutti veri, credo della batteria abbiano solo ritoccato la cassa. Gli strumenti sembrano registrati prima in clean e poi reampati. Onore al merito di una band che poteva tranquillamente fare un cd di scoregge e sarebbe stato osannato, invece c'hanno messo quel minimo di sforzo per dare ai fan un lavoro degno del nome
Non esente da certe criticità TVSOR è un album che si fa attendere, arriva trenta minuti in ritardo all'appuntamento ma quando arriva almeno è vestito bene. Durissimo da digerire come ogni lavoro della band ed inapprezzabile se non si boostano i bassi sulle casse dello stereo ma questo nuovo disco rappresenta secondo me uno standard che se mantenuto sino alla pensione permetterà al gruppo di non andare mai in rimessa.
Certo, 1 ora di mid tempos è da tagliarsi le vene e la staticità vocale di Kidman alla lunga ti fa venir voglia di picchiarlo però alcuni brani riescono a mettere sul piatto quel qualcosa in più che ti fa respirare. MonstroCity ha un riffettino in sedicesimi che spezza l'atmosfera di percussioni alla prima corda a cui la band ha oramai abituato. Clockwors ha un assolo figlio di una pizza ai funghi allucinogeni. Our Rage Won't Die resuscita un riffettino thrash niente male ed intrattiene. Ci sta qualcosa di buono ma credo sia riassumibile in 20 minuti di musica, 4 tracce, ecco. Il resto è per il Die-Hard fans che adorerebbero qualunque cosa facesse uscire la band, a prescindere.
La scelta delle registrazioni in presa diretta ha posto una sfida al gruppo che per fare tutto bene ha tirato un po' giù l'asticella della difficoltà e della velocità dei brani per favorire la complessità di essi nelle ripetizioni e negli accenti sempre storti e girati come un calzino. La nota più positiva seconda me è una ritrovata vena solista che dona al gruppo un po' di respiro dai movimenti ritmici serratissimi, i vari tapping uniti ad effetti mirati creano dei veri e propri trip mentali, "mind blowing" direbbero gli inglesi!
TVSOR non è un capolavoro, ne album terribile ma si sa difendere bene almeno.




Riff-a-Mania 63%
Personalità: 65%
Qualità Audio: 80%
Totale: 7/10

Opeth - Sorceress

Band: Opeth
Album: Sorceress
Genere: Progressive Rock, Symphonic Rock
Etichetta: Nuclear Blast
Anno: 2016
Paese: Svezia
Consigliate: Sorceress 2, The Wild Flowers, A Fleeting Grance
Sentenza: Umbria Jazz in waiting for you!


Sono anni che dico cagate e prendo per il culo ed ancora 6, 7, 8 anni dopo la gente non riconosce quando qualcuno scrive per prenderli in giro. Assurdo. Tutti con l'amo in bocca. O faccio estremamente bene il mio compito o voi siete particolarmente fessi.

Di Heritage ho apprezzato il "coraggio" ed almeno 3 canzoni che davano all'album il senso di riproporre live qualcosa di esso. Di Pale Communion ho apprezzato lo sforzo compositivo nel tentare di fare qualcosa di vagamente progressive metal. Sorceress invece è il puzzo di merda sotto i baffi di Akerfeldt.
Il genio svedese ha fatto diventare gli Opeth da "band culto" a "band che suona dentro i pub di Umbria Jazz" nel giro di pochissimi anni. Ha voluto abbandonare il growl che non riusciva a sostenere ed ha sterzato con questa scusa verso sonorità settantiane (AKA cover band di Camel, Caravan, Kansas ecc) dando agli Opeth una seconda vita. Seconda vita, si, ma io direi più una terza età visto che non è possibile che un gruppo che ha sempre guardato oltre lo specchio visivo del prog si ritrovi oggigiorno a vantarsi di aver usato l'hammond del 1969 od il piano con cui Freddy Mercury ha registrato Bohemian Rhapsody (Sti gran cazzi?)


Akerfeldt è l'amministratore segreto della pagina Prog Snob? Probabilmente si, un'altro suo impiego occulto potrebbero essere il cabarettista visto che in sede live si diverte a prendere per il culo tutti i suoi musicisti, e questo aggiunge peso alle mie speculazioni che il vero sogno di Akerfeldt sia quello di suonare un giorno nel sottoscala del Pellini per Umbria Jazz.
La sensazione che da questo album al primo impatto (ma anche successivamente...) è che si siano ritrovati un mese in sala con i pezzi di Mikael ed abbiano jammato un po' a cazzo e poi abbiano registrato tutto. Non trovo altre spiegazioni alla noia di alcuni brani ed alle continue ripetizioni di certe parti in modo ossessivo, a volte si prende un giro e lo si snocciola in diversi frammenti che poi diventano una canzone, scelta di gusto, per carità, ma la sensazione è che oltre al genio compositivo e creativo del baffuto svedese tutto il resto sia stato messo un po' così, pezzi di chitarra acustica, hammond, piccoli assoli, un po' a cazzo, random, casualmente la canzone ha un giro e sempre casualmente vengono aggiunte queste cose. Mentirei se vi dicessi che ho ascoltato questo album due volte per intero, attualmente solo una volta sono arrivato in fondo. Molti tentativi si sono spenti alla seconda canzone, altri hanno prediletto l'ascolto randomico dei pezzi. Uno dei cd più soporiferi che io abbia mai ascoltato, in confronto gli Explosion In The Sky sono i Motorhead. 
Il cd è lento, lentissimo. Vi ricordate il progetto con Steve Wilson? Ecco, questo cd non è tanto distante come concetto da quanto esposto dagli Storm Corrosion. Elitismo musicale all'ennesima potenza, e per me, questa musica, se la possono tenere per loro. Sparsi nel cd ci sono attimi di ottima musica ma sono pagliuzze in un oceano di Xanax, avessero arrangiato molti dei pezzi dandogli un verso avrei chiuso un occhio su molti passaggi "virtuosistici" ma l'impressione che da il cd è che ogni brano sia fine a se stesso, pure quei 2 brani che possono essere definiti tali (The Fleeting Grace e The Wild Flowers) o almeno, quei due che non sembrano usciti da una jam tra amiconi in uno studio nel Galles sembrano gli interludi che trovati nei cd di inizio 2000 tra un pezzo metal ed un'altro. Tutto l'album è un interludo. Sorceress è un apostrofo marrone tra le parole "rottura" e "di palle".



Trovate le differenze

Riff-a-Mania: 64%
Personalità: 21%
Qualità audio: 80%
Totale: 5.5/10

Despised Icon - Beast

Band: Despised Icon
Album: Beast
Genere: Deathcore, Hardcore, Death Metal
Etichetta: Nuclear Blast
Anno: 2016
Paese: Quebec (Canada)
Consigliate: Inner Demons, Time Bomb, Beast
Sentenza: Gotta Slam'em All

"Io ho un sogno" - "Avere un sogno"
Non ho mai creduto potessi ascoltare un altro cd dei Despised Icon. Sono arrivato a loro tardi che avevano già dato tutto quello che potevano dare ed insieme ai miei amici della zona ne andavamo matti. Erano gli anni del Deathcore, dal 2008 al 2011 nel quale uscirono tutti i capolavori del genere. Ritengo che post-2011 i cd Deathcore che meritino la sufficienza si possano contare con le dita di una mano, vuoi anche perchè il genere è involuto in una spirale di breakdown-breakdown-piri piri-breakdown, vuoi perchè nessuno dei grandi capostipiti ad esclusione dei Suicide Silence è riuscito a portare avanti il genere e la bandiera.
Beast non doveva esistere, si sono riuniti per qualche festival, poi però la voglia di suonare è stata tanta e si vede che avevano qualcos'altro da dire. La curiosità era tantissima perchè i singoli di lancio erano un "Five Knukle Shuffles" (una delle mosse finali di John Cena) dritto nella tempia ed una delusione mi avrebbe portato in uno stato catatonico. Dio****, però, sono i Despised Icon, mica i Chelsea Grin, questa è roba seria e la delusione non c'è, solo immensa gratitudine. Il cd è facilmente inquadrabile, circa mezz'ora di duro Hardcore-Death Metal, ZERO PIRI PIRI a differenza degli ultimi 2 cd. SOLO breakdown e pezzacci alla Hatebreed e riffoni groovy Death Metal che pescano un po' dai Obituary un po' dal sottosuolo scandinavo di fine anni 90. Il cd nella sua brevità è iper-catchy, tutti i brani entrano diritti in mente con i propri breakdown e cori nel giro di due ascolti. Forse mai come ora il cd è pieno di Breakdown e riffoni Hardcore con powerchords aperti o le cavalcate tipiche del genere, cosa che poteva benissimo stuccarmi e farmi andare sulle palle alcune canzoni, invece è tutto così contestualizzato e ben amalgamato, quel 50-50 Death Metal-Hardcore che i fan di uno e l'altro genere possono apprezzare senza apprezzare uno di essi. La forza dei Despised Icon è sempre stata l'essere inter-genere, non distinguibili e classificabili nell'universo Deathcore, non li puoi mettere nel Death Metal, non li puoi mettere nel Metalcore ma si sono creati un proprio micro-universo dove questi generi coesistono senza prevalere l'uno sull'altro.
In questo Beast troverete trai migliori breakdown mai scritti, trai migliori riff Death scandinavi mai scritti, trai migliori riff slam mai scritti, un universo di cori e ritornelli che trapanano il cervello. Un concentrato di quello che il gruppo è senza inutili orpelli che abbellivano ma appesantivano l'ultimo Day Of Mouring. Forse meno brillante di Ills Of Modern Man nel quale ogni componente del loro sound arrivava all'apice naturale facendo diventare quel cd l'Apex Predator del Deathcore. 
Beast è esattamente in mezzo tra DoM e TIOMM e riprende la legacy di una delle band storiche del panorama metal mondiale andando ad unificare due culture distanti ma sempre legate dal filo comune dell'underground. 
Gotta Slam'em All.

Riff-a-Mania: 95%
Personalità: 85%
Produzione: 90%
Totale: 9/10



Fallujah - Dreamless

Band: Fallujah
Album: Dreamless
Genere: Progressive Death Metal/Deathcore
Etichetta: Nuclear Blast
Anno: 2016
Paese: USA
Consigliate: The Void Alone, Adrenaline
Sentenza: Tutto il resto è broda...


wuiiiiii wooooo uaaaaaaaaueeeeeeee wiwo uooooo weuaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

Perchè quando lo fanno i Cynic sono dei puzzoni e quando lo fanno i cazzo di Fallujah sono dei fighi? A me questa band, lo dico apertamente, non piace, ma non per questo non ne riconosco i meriti. Secondo me, insieme ai Deafheaven, i Ghost Bath e altre band, sono essenzialmente fumo negli occhi a nascondere il NULLA COSMICO. Sono Flavour, estetica della canzone, non songwriting. Suonini col delay per un'ora, breakdown con sotto una fase solista perenne. Un growl cavernicolo atonale, freddo ed essenzialmente inutile ai fini delle canzoni. Per una volta che ci starebbero bene le clean vocals....Va riconosciuta alla band la capacità di crearsi un sound personale in pochissimo tempo nonostante quanto proposto non sia tanto diverso per dire dai Veil Of Maya, ma la differenza proprio di come suonano le cose rende almeno interessante la versione "progressive chic" di un genere come il Deathcore, sepolto. Non sono estremamente prolissi e contorti quanto i BTBAM, sono discretamente accessibili, qualche canzoni ha qualche uncino, pochi ma buoni, essenzialmente però troppo pochi.


wuiiiiii wooooo uaaaaaaaaueeeeeeee wiwo uooooo weuaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

Il più grande difetto della band? Usare il proprio trademark talmente tante volte da renderlo brodoso, va bene che avete trovato dei suoni originali da mettere nel metal però non per questo vanno ossessivamente ripetuti per un'ora. Quella che può essere una unicità, un qualcosa che riesce a caratterizzare la canzone diventa una componente standard e non una specialità, questo, al fin pur di assicurare una personalità alla band. Si stanno aggrappando ad un qualcosa di fumoso, è come essere aggrappati con le unghie sulla roccia cercando di evitare di cadere. Quello che dovrebbe fare questa band è levare il fumo "progressive" che c'è dietro tutto il baraccone, scrivere canzoni quadrate, con riff complessi, che catturino, che abbiano un inizio ed una fine e nel mezzo qualcosa di dire. Tutto il resto è BRODA.

wuiiiiii wooooo uaaaaaaaaueeeeeeee wiwo uooooo weuaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

I Periphery insegnano che puoi esse prog anche con le ballate da 4 minuti, non vedo perchè dovrei stare ad ascoltare la progressione della stessa cosa per 12 canzoni. Tutte le canzoni sono maledettamente uguali e stantie, tutte sulla stessa tonalità a ripetere gli stessi slide sulle prime corde ed ad utilizzare quanto più possible quei maledetti suonini del cazzo. Il paradosso è che se non ci fossero dei breakdown caratteristici io non saprei nemmeno distinguere una traccia, servono dei breakdown particolari a farmi capire dove siamo. Solo a metà album i miei coglioni già mi fanno da zattera. Il sospetto che è essenzialmente la gente si è scordata Carbon Based Anatomy o Traced In air.



La risposta è che la cultura dominante sia mangiare la merda perchè questi due album sono meglio prodotti, meglio suonati, con suoni migliori e migliori canzoni. Con questo ragionamento uno dovrebbe ascoltare solo il Black Album, e sono d'accordo, però mi sembra di vedere un certo "hype" (tra 3-4 anni sono già scoppiati) riguardo cose per le quali ho un sincero rispetto ma ne ho decisamente sentite di meglio. I The Contortionist sono così fieri del loro essere Cynic-oriented che praticamente è una sottonicchia del pubblico loro e del pubblico Djent, per quanto riguardo invece i Fallujah credo poco che molti dei loro ascoltatori non abbiano mai approfondito l'ascolto di certe band. Ma Tipo gli Atheist (Dio mio quando so vecchio, so un rompicazzo con le band anni 90 e sono nato negli anni 90) ? Dopo che avete fatto il compito a casa venitemi a dire cosa vi stupisce dei Fallujah, se l'essere tremendamente soporiferi od il fatto che non si rompono le palle loro di suonare la stessa canzone 12 volte in un album. 


Riff-A-Mania: 50%
Personalità: 70%

Qualità audio: 70%
Voto complessivo: 6.3


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