Visualizzazione post con etichetta Interviste. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Interviste. Mostra tutti i post

Underrated Albums intervista i Sunpocrisy



Ciao Theo, grazie per aver accettato l’intervista, solo solito fare domande da demente ma questa volta proverò ad essere una persona normale.

I Sunpocrisy sono un gruppo molto atipico per diverse ragioni. Uscite discografiche centellinate, 2 album ed un EP in 9 anni, il gruppo sembra preferire la qualità alla quantità ed il sound unisce in modo indefinito vari generi senza crearne uno nuovo. Perché oggi invece si preferisce la quantità e l’apparenza nella stragrande maggioranza delle band underground? (EP ed album lo stesso anno, 50 live nella periferia della propria città, più soldi spesi nelle foto della band che nel mix ecc…) 

Theo: Ciao! Ti ringrazio Edoardo per l’occasione concessa. Non entro nel merito delle priorità che ogni band ha rispetto a sé stessa. Proverò quindi a rispondere questa domanda ma non farei di tutta l’erba un fascio, ci sono ottime band qui dedite alla qualità! Noi come band non abbiamo uscite come tu le definisci centellinate. Dal 2008 abbiamo composto moltissima musica e pubblicato soltanto quella che più ci convinceva per un totale di circa 160 minuti di ascolto. Mi fa piacere che tu la definisca come di qualità, penso tuttavia che alla luce delle composizioni si possa definire anche di quantità, dal momento che non siamo soliti coltivare minuti con i x4, figurarsi coi x8 o i x16. Devi inoltre considerare lo slittamento nel tempo che un disco subisce rispetto al tempo nel quale viene registrato e composto. Riporto spesso l’esempio della traccia Samaroid, contenuta nell’album Samaroid Dioramas pubblicato nel 2012 ma composta nel 2008, qunado stavamo registrando Atman EP. Eyegasm, Hallelujah! è stato pubblicato nel novembre 2015, registrato in Agosto 2014, le prime due tracce suonate dal vivo già nel 2013 e composte l’anno precedente



La band ha quasi 10 anni, cosa pensi del vostro percorso fatto fino ad ora? Perché avete questo (non) rapporto con le etichette? Io non ci credo mai nella vita che non avete mai avuto proposte da etichette grosse!

Theo: Effettivamente ci stiamo avvicinando a questo traguardo a passi da gigante! Rispetto al nostro percorso credo siamo riusciti a costruire una naturale evoluzione delle influenze musicali che ci accomunavano quando avevamo vent’anni. Fin dall’inizio siamo riusciti a comporre buone canzoni, alcune delle quali hanno calcato strade poi abbandonate mentre altre hanno gettato le basi per i dischi a venire. Per esempio nel nostro primo EP è possibile ascoltare Aprosdoketon, una canzone “sludge-core” con un ottimo tiro e riff incredibili; una strada tra quelle abbandonate ma che dimostra la capacità di scrivere canzoni che, ingenuità anagrafiche a parte, sanno ancora difendersi bene! Scrivere due volte la stessa canzone è una tentazione molto viva nelle band che riescono a trovare una formula per la composizione dei pezzi ma bisogna saper prendere le distanze da questa chimera perché si tramuta presto nell’atrofizzazione degli arti, la cancrena e la propria morte intellettuale. È questa consapevolezza che ci ha portato a scartare una circa una quindicina di canzoni composte a cavallo di Samaroid Dioramas e Eyegasm, Hallelujah! Riguardo alle etichette E,H! è stato co-prodotto insieme alla band da Drown Within e Shove per l’Italia, Wooargh in Germania e Dullest Records per gli Stati Uniti.



Molti sostengono “chi ha una vera mentalità underground vuole rimanere underground e non si vende” ed io la trovo una emerita cazzata. Partendo dal presupposto che per “underground” oramai si intende anche gente sotto Deathwish Inc. Io credo che molti sarebbero ben felici di avere il proprio album sovvenzionato e distribuito senza che qualcuno intervenga a snaturare il sound.  Cosa pensi di questo tipo di mentalità? Avete mai pensate di fare tutto DIY come Neurosis o The Ocean con le proprie etichette e distribuzioni?

Theo: Immagino tu veda le parole underground e DIY come concetti immutabili nel tempo. Se - underground dovesse significare qualcosa come “utilizzo di canali non convenzionali” o “non utilizzo di canali affatto” - e -DIY una più o meno ispirata attitudine a produrti da solo - trasporta questi concetti nel 2016 ed è chiaro come siano assolutamente in antitesi. Un esempio (non esaustivo): puoi “fare una cosa da solo“ “pubblicando” digitalmente il tuo disco in autonomia su spotify, oppure evitare di farlo rifiutandoti di utilizzare il canale convenzionale. Ciò non rende Kanye West su Deezer un artista DIY; così come i Radiohead non sono underground solo perché evitano le piattaforme di streaming, capisci? Quello che mi limito ad osservare è che sei considerato facente parte del circuito DIY se hai il disco pubblicato sotto le 5 etichette considerate DIY (?), distribuito dalle distro considerate DIY, la booking DIY (?), la serigrafia delle band DIY (?), l’ufficio stampa DIY dentro al giro, il grafico DIY…Non è una critica sia chiaro, sono tutte cose giustificate o giustificabili. Nulla contro :) Mi chiedi se ci abbiamo mai pensato a fare come le band che citi? Credo non sia sufficientemente chiaro che mutatis mutandis lo stiamo facendo da quasi 10 anni senza sventolare alcuna bandiera di categoria. Fare musica è per se stessi prima di tutto, e farlo per sé stessi è DIY. Semplice come l’acqua e universale. Ci manca solo che la musica te la scrive un compositore ma arriveremo a vedere questo anche nell’hardcore.


I Sunpocrisy cercano di soddisfare sia il senso dell’udito che quello della vista (copertine, locandine, t-shirt, visual effects, luci on stage) e come si è soliti dire, anche l’occhio vuole la sua parte. Come nascono i concept artistici del gruppo? Usi tecniche come i frattali per creare figure? Usi particolari “stimolanti” per immaginarti cose?

Theo: Ho un approccio molto onirico alla realizzazione delle grafiche. In genere sì: me le immagino prima, le schizzo sul foglio e poi le creo al computer. Nulla di esaltante nel processo in sé. Riguardo all’utilizzo dei frattali era una tematica che era stata affrontata a livello di testi in Samaroid Dioramas ma non era stata ancora esplorata a livello di grafiche fino ad E,H!. Ho avuto il modo di poter imparare molto nello sperimentare questa tecnica e penso di aver raggiunto un ottimo risultato che va al di là della  composizione degli elementi grafici sulla pagina. L’album Samaroid Dioramas, sebbene fosse un matte painting che rimaneva sempre a livello di mera composizione grafica, era già avanti grazie a 4 diversi layout sovrapponibili che creavano combinazioni di copertine sempre diverse. Eyegasm, Hallelujah! è anche di più; ma il pubblico si trova più a suo agio a vedere le fotografie sbiadite o Reign in blood.


Quante volte le persone sono venute da voi e vi hanno chiesto “ma voi che genere fate?” Ma soprattutto, voi come rispondete? Ed infine: può essere il “non avere un genere” il nuovo genere di tendenza della decade?

Theo: È sicuramente una domanda che ci poniamo più noi stessi che gli altri. Mi piacerebbe potermi e poterti dare una risposta ma risulterei sessista. Ci sono delle referenze sicuramente che rappresentano punti di riferimento un poco più solidi ma sono più vicini ai gusti personali di ognuno di noi o all’approccio di un determinato artista del quale possiamo subire il fascino.
Non sono un grande profeta: ho visto svanire nel nulla una grande sensazione che avevo verso la rinascita del glam-rock ma vedo che il vest-metal sta perdendo una marea di credibilità a causa di uscite tutte assolutamente codificate. Non mi (pre)occupo di tendenze e non so risponderti dal momento che seguo a stento le uscite metal.



Ed ora il più agghiacciante dei misteri, la più atavica delle verità, il segreto che gli Illuminati non vogliono che sappiate, la frase nascosta dentro il diario di Papa Ratzinger che nessuno ha ancora mai letto:

“To go beyond is wrong as to fall short

Greetings and salutations...”

Che minchia significa?



Theo: È un aforisma confucio! Significa che devi impegnarti a fare le cose giuste, non nel senso del giusto o sbagliato ma nella misura della loro giustezza. Nel brano Phi così come in Mausoeum of the Almost, brani che rivestono una posizione e significato simile all’interno dei due album, c’è un passaggio da una sfera ad un’altra successiva: è grazie alla giustezza si trapassa la soglia! Si ringrazia poi dogmaticamente come nell’ Ho’oponopono e si saluta gli astanti.

Intervista a Francesco Ferrini


Essere di Perugia per una volta ha i suoi pro. Dopo il bellissimo live all'Afterlife il buon francesco mi concede mezz'ora del suo tempo per domande dal dubbio gusto etico e giornalistico.

Intervista a Mario Di Giambattista "Io faccio le scale di casa"


Mario Di Giambattista non penso debba essere presentato, se state leggendo, sapete chi è questo farabutto. Recentemente con i Devangelic avete suonato in Indonesia insieme ai Dying Fetus in posizione di co-headliner. Innanzitutto raccontaci che esperienza è stata e se ti aspettavi questa ricezione così positiva per i Devangelic

Grazie per il farabutto! Finalmente qualcuno che dice le cose come stanno hahah
Scherzi a parte posso dire che è stata una esperienza unica che porteremo per sempre nella mente e nel cuore, poiché si ci è capitato di suonare in bei posti e con gruppi importanti ma questa è stata la prima volta (e chissà forse l’ultima??) che eravamo noi insieme ai Dying Fetus i gruppi principali del festival.
Diciamo che non mi aspettavo una chiamata ufficiale dall’Indonesia per un concerto, ma si mi aspettavo un’accoglienza ed un calore simile considerando che da quelle parti abbiamo un seguito enorme (se siamo uno dei gruppi di punta da quelle parti vuol dire che sono messi davvero male hahah)



Sempre riguardo l’Indonesia sono veramente curioso di sapere che opinione hai di questa nazione ed i loro fan e la loro cultura, so che ci sono aspetti e lati oscuri tra replica illegale di merch e pagamenti spesso irrisori per alcune band che magari si fanno centinaia di km come voi, hai qualcosa da raccontare a riguardo? 

Come ho affermato in un’altra recente intervista io credo che in Indonesia (principalmente) ma diciamo in tutto il Sud-Est asiatico stiano vivendo quello che noi abbiamo vissuto negli anni 90.
Per loro è un mondo completamente nuovo e da pochissimi anni hanno anche aperto il mercato musicale a gruppi esteri. Infatti sono sempre più frequenti gruppi (anche relativamente underground) che vengono chiamati da festival indonesia, thailandesi ecc.
Parlando dell’Indonesia posso dirti che obiettivamente è un paese povero quindi la maggior parte delle volte i ragazzi che vogliono acquistare merchandise preferiscono falsificarlo e farlo “in casa”, ma ultimamente ho visto un netto miglioramento della situazione; ci sono molte più labels e distribuzioni serie che stampano merchandise ufficiale per i gruppi e devo dire che a noi  (parlando dei miei gruppi) porta un notevole vantaggio sia economico che di visibilità.
Sul discorso pagamento posso parlare per la nostra esperienza; diciamo che ero in contatto con il promoter già da diversi anni ma ho atteso un’offerta seria e valida e per noi ed è arrivata. La loro proposta economica è stata decisamente ottima per noi ed era impossibile rinunciare.

Da’altro lato gli Indonesiani sono una fonte di pubblico e compratori immensa per band brutal death di piccolo e medio calibro, cosa credi spinga questo genere ad essere così mainstream trai giovani indonesiani?

Credo che il metal (in generale) sia proprio la loro cultura musicale. Mi viene in mente la prima serata in cui eravamo a Bandung (Indonesia appunto) ed eravamo nella lounge dell’hotel. Si esibiva un gruppo rock di ragazzi molto giovani (maschi e femmine insieme) e spaziavano completamente nel genere dagli Europe ai Metallica, eseguendo i brani in modo ottimo.
Per il discorso brutal death metal/grind (genere per la maggiore) credo derivi anche da una sorta di condizioni di vita non proprio delle mugliori, c’è molta povertà e in situazioni del genere è più facile che si sviluppi un interesse per un genere più estremo.



Te vivi, mangi, respiri e caghi brutal death metal, hai mai pensato di fare altro musicalmente parlando?

Non definendomi professore di musica (a differenza di molti che dopo aver impugnato uno strumento per 10 minuti si definiscono tali) direi che non mi interessano altri generi anche perché so fare solo questo ahahah

Non ti è mai capitato di fare un riff e dire “okay questo riff per quale gruppo lo uso?”

Onestamente no, nonostante i miei gruppi fanno parte di un unico genere, diciamo che sono piuttosto riconoscibili stilisticamente. Quando scrivo dei pezzi per un gruppo so già su che range musicale comporre. Diciamo che ho beh definito una serie dei paletti fin dove arrivare con ogni band.



So che la scena romana è molto variegata e piena di ottimi gruppi ma anche colma di rivalità, sia sportiva che non, hai mai ricevuto insulti e/o critiche da parte di membri di altri gruppi?

Diciamo che non mi sono arrivate critiche direttamente dagli interessati poiché sai, quando ti incontrano alle serate sono tutti amici e supporters di tutti, ma poi so che dietro le spalle rosicano perché riesco a girare “il mondo” (secondo loro) facendo due riffs in croce (in riferimento ai Vulvectomy) e non sono super mega hyper ultra tecnico come loro. Si faccio due riff in croce! Cosa cazzo ve ne frega a voi? Non siete maestri di musica? Non è colpa mia se i vostri anni buttati a studiare le 3 mila scale e setticlavi (oooops) non vi ha portato nulla.
La musica la si crea per passione non per far vedere quanto siete bravi o veloci sulla chitarra.. per questo c’è Richard Benson! Tu mi chiedi “Conosci le scale?” Ed io ti rispondo “Si le scale di casa”. Prossima domanda?

Io ti vedo molto come un imprenditore del genere che usa la sua conoscenza in materia per monetizzare in svariati modi, ricordo che hai/avevi una sorta di “promotion”, la Epidemic Production, è ancora attiva? Che fa di bello?

Monetizzare (nel death metal) credo sia un po’ eccessivo haha diciamo che mi piace darmi da fare in vari modi poiché il death metal lo vivo completamente.
Si ho creato qualche anno fa la Epidemic Productions, nata principalmente per stampare del merchandise ufficiale per i gruppi che mi piacevano, ma sai siamo in Italia e ovviamente è molto difficile poter vendere merch di gruppi underground quindi ho un po’ abbandonato la cosa. Successivamente l’ho trasformata in una sorta di booking con la quale ho organizzato un primo tour europeo di una decina di giorni in cui ho suonato con i miei Devangelic insieme agli amici Bloodtruth, Antropofagus e To Feed Of Flesh e devo dire che è andato molto bene, considerando che fosse la mia prima esperienza con un tour di diverse date e ben 4 gruppi. Al momento diciamo la utilizzo principalmente per proporre le mie bands poiché essendo da solo a gestire tutto è complicato, avrei bisogno di collaboratori interessati.. vedremo. Spero di rifare comunque qualcosa in futuro.

Immagino che il tuo datore di lavoro non sappia dei nomi dei tuoi gruppi, oppure si? Ti sei mai vergognato tipo di dire ai tuoi “Ao Ma’ stasera suono coi Vulvectomy non ci sono a cena con i parenti” 

Fortunatamente nel mio ambiente lavorativo suoniamo quasi tutti (chi metal, chi rock ecc) quindi sanno benissimo che spesso mi capita di assentarmi per concerti. Il mio datore di lavoro suonava con me in un mio vecchio gruppo (non brutal death) di diversi anni fa, quindi è abituato a nomi “particolari”. Per quanto riguarda i familiari non ho problemi a nominare i gruppi ; so solo che devo definirmi semplicemente “metal” poiché non credo capirebbe se gli dicessi “Suono con i Devangelic, un gruppo brutal death metal con influenze americane tipo Disgorge, Gorgasm”.. preferisco dire “facciamo metal” hahaha

Puoi non rispondere per evitare di danneggiare la tua professione: non trovi molti gruppi su Comatose Music e label simili siano ALMENO velenosi? Diciamocelo, se non ci fossero degli artisti cazzuti che disegnano copertine fighe molti di quei cd sarebbero invenduti.

Mi hai nominato Comatose Music e posso dirti che Steve Green (proprietario Comatose appunto) sa il fatto suo. Lui produce gruppi di qualità, non fa uscire 200 bands al mese totalmente inutili.
Diciamo che rispetto a qualche anno fa la qualità musicale si è abbassata notevolmente rispetto agli artwork che sono quasi sempre più realistici e perfetti. Però diciamo che in un discorso di “marketing” anche l’occhio vuole la sua parte, quindi sicuramente avere un art work cazzuto aiuta almeno nel suscitare interesse, poi chiaro la musica dovrebbe essere altrettanto valida.

Se sei arrivato in fondo sappi che sei uno dei pochi, ciao Mario, buon ritorno al fecal grind.

Grazie Edoardo torno a fare le scale (di casa ovviamente!)

Underrated Albums intervista i Deceptionist


Domanda di rito, come nascono i Deceptionist? Che avete fatto in tutto questo tempo prima di fare un cd per Unique Leader?

I Deceptionist nascono nel 2013 da Antonio Poletti (ex Novembre, Morbo, Ghouls, Hideous Divinity) e Claudio Testini (ex System Failure, Lunarsea, Ghouls) ai quali si aggiunge il sottoscritto, praticamente trovato per strada come un cane randagio. Nel 2014 realizziamo un promo “The Beginning” il quale riscuote un ottimo riscontro da parte della critica. Dopo qualche mese dall’uscita del promo si è unito a noi Fabio Bartoletti (ex Hideous Divinity) all’altra chitarra, fino a quando “mamma” Unique Leader  si accorge di noi e ci viene fatta proposta contrattuale. Dopo 3 lunghi mesi di riflessioni accurate e di trattative estenuanti (non è vero abbiamo firmato dopo due secondi con il nostro sangue) ci siamo uniti alla grande famiglia ed eccoci qua.

Quale rivelazione animista vi ha portato ad ascendere in un piano di conoscenza superiore donandovi la possibilità di scrivere un cd Brutal Death che non parli di Cthulhu, demoni o squartamenti?

Ettolitri di alcool ed un pizzico di droghe di vario genere, che, non guasta mai (come il pepe)
Il satanismo Industrial non è stato ancora inventato, (ma ci arriveremo). Scherzi a parte per noi è stata una scelta naturale affrontare tematiche di un certo tipo, in quanto fortemente influenzati dal punto di vista musicale da elementi industrial

Personalmente adoro le tematische sci-fi, qual'è, se c'è, il concept dietro l'album? Di cosa parlano i Brani? E' Johnny Depp di Trascendesce il personaggio sulla copertina?

Ma anche no altrimenti ci denuncia! I testi parlano del rapporto uomo-macchina in una visione futuristica in cui le macchine prendono il sopravvento sull’uomo. Non possiamo parlare di “concept album” a tutti gli effetti, ma è chiaro che le tematiche trattate su tutto il disco riprendono il suddetto concetto. Ora che ci penso però, potrebbe essere Johnny Depp in copertina, ma a noi piace ricordarlo in “Paura e delirio a Las Vegas”

Metà del roster della Unique Leader praticamente è Italiano, siamo veramente così bravi a fare Death Metal?

E’ che siamo bravissimi a fare minacce! La verità è che c’è molta attenzione alla scena italiana, che sicuramente ha da offrire band di ottima proposta e qualità, vedi gruppi come Fleshgod Apocalypse, Hideous Divinity, Bloodthruth, Hour Of Penace e tanti altri che contribuiscono a far grande la scena del nostro paese

Nel cd sono presenti samples o comunque parti “industrial”, contaminazioni, chiamatele come volete, è stata una decisione sofferta cercare di avere un sound personale oppure è stata una decisione presa a cuor leggero?

Totalmente a cuor leggero. Il gruppo nasce proprio con l’intenzione di proporre un Death Metal influenzato dalla musica Industrial, prendendo spunto da band come Ministry, Test Dept. Einstürzende Neubautene via dicendo. Sin da subito abbiamo concepito la nostra musica integrandola con samples e atmosfere Industrial. Ne consegue che anche le tematiche, come detto prima, convergano in quella direzione in maniera del tutto naturale. E’ stato proprio il nostro modo di vedere le cose.

Io lo metterei nei currriculum di quando cercate lavoro questo cd, secondo me fa la sua porca figura

Si, magari potremmo trovare un lavoro come spazzini, o al massimo dell’aspirazione, in catena di montaggio….



Ma un nome meno complicato di “Initializing Irreversible Process” che devo prendere le ferie per pronunciarlo?

Mah, in realtà l’abbiamo fatto di proposito per farvi diventare scemi e chiamarlo semplicemente “Il primo disco dei Deceptionist”

Date o tour per sponsorizzare questo cd ce ne sono in programma? Non è che organizzate qualcosa coi Bloodtruth che sono delle mie parti così vi vengo a vedere?

Ci stiamo lavorando e saremmo molto felici di venire a suonare dalle tue parti. Per quanto riguarda i Bloodtruth, che si drogano poco, ma in compenso bevono tanto, quando pronuncio l’ormai famosa esclamazione “CICCHETTO! CICCHETTO!” abbiamo condiviso il palco in Puglia ai tempi del nostro promo, e recentemente a Roma. Sono delle splendide persone ed ottimi musicisti e ci farà sicuramente piacere incontrarli nuovamente!

Ma voi ascoltate veramente Brutal Death Metal? Trovatemi 5 album negli ultimi 5 anni che secondo voi sono stati validi nel genere. In generale che musica vi ascoltate (NB: citare gruppi Pop aumenterà il voto della recensione) 

Duran Duran
Spandau Ballet (← niente, mi tocca aumentare di un voto la recensione, chapeau)
A-HA
Bronski Beat
Level 42

Pietre miliari del Brutal Death Metal. Non li conoscete? Segaioli….

La tortura è finita, salute i lettori, perchè si, ci sono dei lettori, gli articoli da quando ho rincominciato l'attività non hanno mai fatto sotto le 200 visualizzazioni, quindi contate che state parlando almeno a 200 persone.

Tanti saluti a tutti voi 200! Adesso, seriamente parlando, ti ringraziamo per l’intervista e la bellissima recensione e soprattutto per il supporto mostratoci. A presto!

Underrated Albums intervista i Judas The Dancer, i pionieri del Post Pop Violence



Prima domanda di rito, come sono nati i Judas The Dancer?

Nic: I Judas The Dancer sono nati dall'esigenza di un cambiamento importante nella vecchia formazione Eloa Vadaath: Prima di tutto la presa di coscienza che i pezzi non coincidevano con lo stile degli Eloa Vadaath stessi; secondo per necessari cambi di formazione; non ultimo il desiderio di divertirsi suonando e non di dimostrare a tutti in sala quanto l'automasturbazione può lasciare stupefatti. Conseguentemente anche il poter suonare ubriachi. A quello ci pensiamo da sempre.
Marco: è stata la dolce poetica della chitarra connessa direttamente alla testata, senza altre stronzate pinkfloydiane. Il canale pulito che diventa lo standby. Il basso distorto e funkettoso, la batteria senza fronzoli ma molta ignoranza. Insomma, lo staffilococco Redneck che ci ha contagiati e dal quale non ci siamo più ripresi.



Io credevo di aver scritto abbastanza stronzate narrando di un megazord che si fa le canne e sogna delle tette ma voi sembrate andare oltre, cosa vi spinge a dire tante cazzate?

Nic: Il fatto che diciamo la verità. Mi spiego: la gente ormai è talmente assuefatta dalla povertà intellettuale (o dalla merda nel cervello, dipende dalla gravità) che non è più disposta a sentirsi dire la verità e a guardare il mondo per quello che è. Assodato questo, sapendo che non verrai ascoltato per principio, tanto vale caricaturare il tutto e renderlo assolutamente fuori controllo. Male che vada si divertono, almeno... Poracci...
Marco: Per me è diventato prioritario scrivere stronzate nel momento in cui ho dovuto accettare il fatto che tanto la gente in generale i testi non li legge e, se li legge, non li capisce. Perciò viva la merda!

Quale ricerche storico scientifiche vi hanno portato a scegliere come nome Judas The Dancer? Sapevate facesse il ballo del pinguino con gli Apostoli?

Nic:L'unica cosa che so sui pinguini è che il nostro batterista insiste che li vuole assaggiare (se conoscete un ristorante che cucina pinguino, scriveteci a judasthedancer@gmail.com titolato "quell'ottimo pinguino").
Il nome originale comunque doveva essere "Motaro" (incredibile personaggio ni Mortal Kombat che nessuno si caga più perchè adesso van di moda i giochini sofisticati con la storia da 3 ore). Temendo che avremmo sforato nel copywrite Marco aveva proposto dylan Dog, così almeno ci avrebbero denunciato subito invece che sei o sette mesi dopo. A quel punto volevo bestiemmiare, ma è uscito come sarebbe uscito a Dylan: "Judas Dancer"! Il "The" l'abbiamo aggiunto per moda.
Marco: ammetto che di Motaro mi ero completamente dimenticato...

(si fossero vestiti con la monnezza risultavano più sobri)

Cosa ci dobbiamo aspettare da un possibile album?

Nic: Si punta alle almeno 50/60k copie vendute... Ma per ora posso solo dirti Post/country/dance/ritornelloni... e le valvole. Sempre tante valvole. Cioè POST POP VIOLENCE.
Marco: Esatto. Post Pop Violence sarebbe un perfetto brand con cui aprire catene di ristorazione a base di carne umana volontariamente offerta, hotels raffinati per soli tossici, una linea di giochi erotici con icone religiose. Ma sempre con la leggerezza beota di un Fazio o Carlo Conti e un ritornello pop dei più triti che ti si ficca in testa e ci resta tutto il giorno. Investitori, fatevi avanti.

“Post pop violence” è la miglior definizione di un genere mai sentita, come vi è venuta in mente?

Nic: Il TRADEMARK "POST POP VIOLENCE" esiste da prima del nome della band. Nasce dall'esigenza di prendere per il culo tutte quelle band che se la credono e pensano di fare Avan/progress/CazzieRazzi e poi fanno tipo DeathCore, male. (<---- VERITA' IMMINENTE) Di band innovative in giro ce ne sono davvero poche, ma facebook e i social dicono che il genere che tira di più è quello speRimentale, ora: mentre voi la finite di sperimentare fino a che punto una stronzata funziona, io suono POST POP VIOLENCE, DAVVERO.
Marco: Per quel motivo esattamente. Mai sentita. La sorpresa è stata scoprire che la musica aveva tutto sommato un'attinenza con la definizione. Probabilmente ce l'ha suggerita Gustavo Rol dall'oltretomba. Ecco perché è così verde e potente. Grazie Gust.

In realtà volete fare Disco anni 80 ma siete troppo etero per mettervi le parrucche cotonate...o forse no?

Nic: Le parrucche non sono entrate ancora nell'ordine delle idee ma sono quasi sicuro che siamo tutti grandi fan dei Motley Crue (forse Marco non così tanto)... Se non saranno le parrucche magari i campioni della cassa. Quelli fanno moda davvero, mica come gli Hipster.
Marco: Aspetterei di sentire i pezzi dell'album prima di esserne così sicuro: a noi non piace troppo ripeterci... o quantomeno di mantenere una coerenza ci frega poco.

A quali band vi ispirate? Oppure per “ispirarvi” usate solamente i bong?

Nic: Credo andiamo tutti a periodi, in quanto ad ispirazioni. Ma sono certo che per una grande parte quello che ascoltiamo non viene riflesso troppo nella musica... Noi vorremmo vendere...
Quanto ai bong io ho smesso, mi sento troppo stupido poi e la cosa mi fa diventare anche nervoso... Lo so, c'è del nonesense, ma è la verità...
Marco: Personalmente Britney Spears rimane un faro di ispirazione. Sarà che con l'official video di "Toxic" deve aver seriamente interferito con la mia sessualità di ventenne (in ottima compagnia comunque, penso ad esempio ad Alizée).

Nel video per “Maradona Talking Heads” avete fatto una raccolta del Trash italiano, ma mi pare manchi Iva Zanicchi che caga in diretta studio, come pensate di compensare questa grave mancanza?

Nic: Non posso inserire una che ha cagato in diretta sulla televisione italiana in un mio pezzo, voglio dire... Io sto con lei cazzo! Lei ha fatto tutto quello che volevamo fare noi con "Maradona Talking Heads" da dentro il sistema! Se il mondo fosse Matrix (e sappiate che E' Matrix), la nostra Ivona nazionale sa che pillola vuole.
Comunque con i prossimi video compenseremo l'apocalisse. Potete chiedere a Davide Cilloni di Eklipse Media e Federico Scargiali di Viscera Vision se avete dubbi. Loro sanno cos'è successo negli scorsi mesi...
Marco: Trattandosi di diarrea acuta si può dire che il suo trash fu del tutto incolpevole (in ogni caso molto in linea con la proposta televisiva italiana perciò #respect). Lo stesso non si può dire dei personaggi che abbiamo presentato nel pezzo, grotteschi per scelta. E poi la selezione è ampia; ricordo per esempio che ancora non s'è parlato di Razzi, dei Papi e di come difendano un credo nato migliaia di anni fa dall'immaginazione di pecoroni nel deserto (beh, un pochino se n'è parlato), di Papi (Enrico), delle ragazze Cin Cin, di Boldi e De Sica. Il vaso di Pandora è ancora da scoperchiare.

Mi permetto di dire che questa è la migliore intervista mai fatta nella storia della musica e tutti voi succhiacazzi dovreste apprendere dalle parole di questi due eterodirettisessuali che comunque risultano più interessanti di tutte le fighette del cazzo che se gli poni una domanda che non riguarda "l'estro musicale creativo che li ha spinti a scrivere il capolavoro di diarrea" (che è il loro album) si sentono presi per il culo e non rispondono o rispondono male.



Comments system